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Archivio documenti ed attività per
La Lectio Divina e la Via Crucis
Domenica 4
ottobre 2009 - XXVI del Tempo Ordinario
Prima parte: ricerca attenta sulle
Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA: Mc. 10,2-16
2. COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE
DEI BRANI PARALLELI DELLA SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA
(Cosa dice la Parola in sé)
Il Matrimonio nel Nuovo
Testamento
Gesù mette i principi su cui si basa la
riflessione teologica sul Matrimonio come Sacramento, istituito da Gesù
per santificare gli sposi e renderli capaci di santificare l’altro.
Santifica infatti le nozze di una coppia Cana di Galilea (Gv. 2,1-11) e
soprattutto ne spiega la santità ribadendone l’indissolubilità presente
nella creazione, e rovinata dall’incapacità dell’uomo di vivere il dono
di sé, spiegando l’indissolubilità.
Paolo offre una riflessione teologica,
basandola sulla partecipazione alla realtà di Cristo che ama la Chiesa (Ef.
5,25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha
amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla
santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla
parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta
gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e
immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le
mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se
stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne;
al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30
poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l'uomo lascerà
suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una
carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a
Cristo e alla Chiesa!). Usa il termine “Mysterion” tradotto in
latino “Sacramentum”. Non da certo il significato giuridico che diamo
noi, però sottolinea l’importanza che questo gesto ha nel rendere santi
gli sposi. Anche se la concezione chiara del Matrimonio come uno dei
sette Sacramenti è nata più tardi, è per noi importante capire che per
Gesù è un segno di santificazione così grande che nulla lo può
intaccare.
3. MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA
PAROLA (Cosa dice la Parola oggi a me)
E avvicinatisi dei farisei, per
metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare
la propria moglie?»: non
vogliono sapere la risposta, vogliono metterlo in difficoltà. Ma Gesù
approfitta di questa “trappola” per darci una delle Sue grandi e belle
novità.
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha
ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di
ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro
cuore egli scrisse per voi questa norma:
parte dall’esistente, cioè dalla Parola di Dio nella Bibbia, che
permette il divorzio, ma spiega subito che non è questa la volontà del
Padre: la Sua volontà è avere dei figli “adulti” mentre il divorzio è
proposto da figli “dal cuore duro”, cioè non ancora maturi.
Ma all'inizio della creazione Dio li
creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre
e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola
carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto»:
e lo spiega partendo dal Libro della Genesi, che ci parla di questa
volontà del Padre come emerge dalla creazione, da cui risulta che per
Lui la coppia è una “nuova persona”
Rientrati a casa, i discepoli lo
interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia
la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»:
il discorso non è semplice: da 1300 anni gli Ebrei sanno che possono
ripudiare le mogli; pensare ora che questo non è più vero, naturalmente
destabilizza. Ma anche questa domanda dei discepoli lo porta a
completare il Suo insegnamento, con la frase centrale di tutto questo
discorso: non nega la separazione, ma non accetta l’adulterio, cioè la
vita sessuale con un’altra persona, dichiarando così eterno il
matrimonio.
Gli presentavano dei bambini perché
li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano:
cambia scenario, ma è lo stesso spirito che anima questo altro
insegnamento di Gesù. Le persone sentono che Gesù è accogliente, e Gli
portano i bambini, anche se nella cultura ebraica erano considerati
ancora non uomini, perciò senza molti diritti, e dunque non potevano
disturbare i “grandi”.
Gesù, al vedere questo, s'indignò e
disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite,
perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio:
accoglie tutti, anche i bambini, ed approfitta per insegnare che bisogna
essere umili e semplici, appunto come loro
In verità vi dico: Chi non accoglie
il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra
le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva:
ed aggiunge anche che il Regno di Dio, cioè Lui stesso (la presenza di
Dio nell’umanità) deve essere accolto con la stessa semplicità che hanno
i bambini, cioè con la capacità di stupirsi, di non voler capire per
forza tutto, di essere aperti allo straordinario…
4. ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA
PAROLA (Cosa mi invita a fare la Parola)
*
So accogliere le novità
di Gesù, o sono legato alla tradizione umana, o anche religiosa, ma non
cristiana?
* So fare
i sacrifici che la Parola di Dio comporta, come quando mi chiede di non
commettere adulterio, anche se sono stato abbandonato dal coniuge?
* So
accogliere il Regno di Dio come un bambino, con semplicità e apertura?
Seconda parte: risposta autentica
alla Parola.
5. PREGHIERA COME RISPOSTA AL
SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un po’ al Signore, raccontandogli
quanto ho capito in questa meditazione.
6. CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE
(Come gusto la Parola)
Immagino Gesù che accoglie i bambini, e penso che stia
accogliendo anche me con lo stesso amore. E lascio che questo Suo
abbraccio mi riempia di gioia, in modo da portarmi a decidere di vivere
tutta la mia vita alla luce della Sua Parola
7. IMPEGNO DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA
(Cosa decido di fare alla luce della Parola)
Mi impegno ad accogliere la Parola di Gesù anche quando
mi sembra contraria al mio bene egoistico, comprendendo che c’è sempre
un bene più grande che mi propone.
domenica 18
ottobre 2009 - XXIX del Tempo Ordinario
Prima parte:
ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA:
Mc. 10,35-45
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA
E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola in sé)
Il potere nel
Vangelo:
Gesù considera il potere come una delle massime tentazioni dell’uomo,
e come fonte di egoismo ed orgoglio. Vediamolo per esempio in Mt.
20,25-28 (Gesù,
chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano
su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà
essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà
vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro
schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere
servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti)
Mt. 23,8-12 (Ma
voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e
voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra,
perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi
chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il
più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà
abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato)
Lc. 22,24-27 (Sorse
anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più
grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno
il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia
così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi
governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola
o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo
a voi come colui che serve)
Mt. 4,8-9 (Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un
monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria
e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi
adorerai»)
D’altra parte
Gesù invita delle persone ad usare il potere, purché sia visto come
servizio,
perché la società ha bisogno di autorità autorevoli. Lo vediamo per
esempio in Mt. 16,17-19 (E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il
sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti
dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le
porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi
del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato
nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei
cieli»)
Gv. 20, 21-23 (Gesù
disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io
mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete
lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi
non li rimetterete, resteranno non rimessi»)
3. MEDITAZIONE
PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola oggi a me)
E gli si
avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli:
«Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli
disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero:
«Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua
sinistra»:
Gesù è disponibile, ma la domanda è troppo anche per Lui, perché non è
secondo il Suo messaggio, né secondo quello per cui è venuto sulla
terra.
Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate.
Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io
sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il
calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo
anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra
non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato»:
li aiuta infatti a capire che la loro richiesta è assurda. In Lui
possono bere il Suo calice (cioè accettare con Lui la croce), ma non
possono cercare in Lui il potere, perché Lui non è venuto per il potere
umano. Essere con Lui nella passione è un dono, è solo per dei
privilegiati (tutti coloro che accettano il Suo messaggio: Lui non fa
distinzioni; le facciamo noi con le nostre risposte…)
All'udire questo,
gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù,
chiamatili a sé, disse loro «Voi sapete che coloro che sono ritenuti
capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il
potere:
non solo Giacomo e Giovanni, ma tutti sono ancora schiavi di questa
tentazione del potere. Ed a tutti Gesù offre il Suo insegnamento
amoroso, e senza rimproveri aspri.
Fra voi però non è
così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi
vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo
infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la
propria vita in riscatto per molti»: infatti non dà insegnamenti astrusi, ma mette se stesso
come modello di servizio, cosa di cui gli Apostoli hanno già, ed avranno
sempre più, esperienza personale.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare la
Parola)
§
Se
Gesù mi chiedesse “Cosa vuoi che faccia per te?” cosa Gli risponderei?
§
Quale concezione ho del potere? Sono orgoglioso nel rapporto con le
persone più deboli?
§
Come
intendo il “servizio” di cui parla Gesù?
Seconda parte:
risposta autentica alla Parola.
5. PREGHIERA
COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un po’ al
Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Immagino Gesù “servo”
(lavanda dei piedi, crocifissione, disponibilità a verso i peccatori…) e
lascio che questa immagine riempia il mio cuore, tanto da convincermi
che io sarò realmente grande come Lui, se mi metterò nello stesso modo a
servizio dei fratelli.
7. IMPEGNO DI FARE
SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare alla luce della
Parola)
Mi impegno a
decidere quali forme di servizio posso offrire alle persone che mi
circondano
domenica 8
novembre 2009 - XXXII del Tempo Ordinario
Prima parte:
ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA:
Mc. 12,38-44
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA
E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola in sé)
Chi vale di più
davanti a Dio?:
Gesù è
rivoluzionario in questa rivelazione,
perché cambia quella che è la prospettiva umana (rivolta anche alla
divinità, vista come garante di una gerarchia con valenza naturali).
Già l’Antico Testamento proponeva delle belle considerazioni (Sir.
3,18 Quanto
più sei grande, tanto più umìliati; così troverai grazia davanti al
Signore)
che prevedono l’impegno dell’uomo di fronte agli altri uomini per non
valorizzare solo l’apparenza.
Gesù invece
mette questo concetto anche nei riguardi di Dio: la grandezza non è
nelle realtà umane, ma nella capacità di amare. Lo vediamo per esempio
in Mt. 18,1 (In
quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è
il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino,
lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi
convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno
dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà
il più grande nel regno dei cieli)
Gv. 14,12 (In
verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che
io compio e ne farà di più grandi)
Mt. 11,11 (In
verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di
Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più
grande di lui)
3. MEDITAZIONE
PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola oggi a me)
Diceva loro mentre
insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe
vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe
e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano
di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave»:
l’apparire è sempre stata una grande tentazione per l’uomo; in tutte le
culture si cercano ornamenti per distinguersi. Gesù constata questo, e
lo condanna se è legato a pretese religiose.
E sedutosi di
fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E
tanti ricchi ne gettavano molte: un modo per apparire è anche quello di essere
“buoni” (= fare azioni buone, o fare elemosine cospicue).
Ma venuta una
povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora,
chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova
ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato
del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto
quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere»: a Gesù non interessa invece né l’azione esteriore, né la
quantità di elemosina. Gli interessa il cuore, e questo non è legato
alla quantità, ma alla “percentuale”: l’amore pieno dona tutto. Lui per
primo lo farà in modo assoluto, e ci chiede di imitarlo (e di imitare
questa vedova che lo rappresenta)
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare la
Parola)
§
Quale equilibrio ho tra “essere” e “apparire”?
§
So
offrire “tutto” al Signore, senza fare paragoni con gli altri, senza
invidiarli o senza giudicarli male?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5. PREGHIERA
COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un po’ al
Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Mi metto nel Tempio
con Gesù, e lo guardo mentre osserva quella donna con affetto, e parla
bene di lei. Immagino Gesù che parla bene d ime, perché sono convinto
che Gli devo donare tutto me stesso, senza tenere nulla per me.
7. IMPEGNO DI FARE
SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare alla luce della
Parola)
Mi impegno a
trovare l’equilibrio tra l’essere e l’apparire nelle mie azioni
quotidiane.
domenica 22
novembre 2009 - Cristo, Re dell'universo
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA: Gv. 18,33-37
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
Il
Regno in Israele e nel Vangelo:
nella storia di Israele ci sono varie fasi nella concezione del
Regno.
All’inizio si pensava che unico Re di Israele fosse Dio,
non si voleva perciò un Re politico. Ad un certo punto (poco
prima del 1000 a.C.) ci si rende conto che serviva una guida
forte e costante per valorizzare il popolo di fronte ai nemici,
ed allora nasce il Regno con Saul, ed il Re è visto come
manifestazione di Dio nella storia.
Dopo la
Deportazione in Babilonia
si vede che il Re era diventato solo una figura politica, mentre
quella religiosa l’avevano presa progressivamente i Sacerdoti
del Tempio.
Nel
Vangelo
invece Re è solo Dio, senza valenza politica. Il Re politico
serve, è stimato ed obbedito, ma non c’entra con il Regno
predicato da Gesù.
Il
“Regno di Dio” (o “Regno dei Cieli”) significa la presenza di
Dio tra gli uomini
(vedi per esempio:
Marco 4,30:
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con
quale parabola possiamo descriverlo? - Luca 18,17: In
verità vi dico: “Chi non accoglie il regno di Dio come un
bambino, non vi entrerà” - Matteo 10,7: E strada facendo,
predicate che il regno dei cieli è vicino - Matteo 13,31:
Un'altra parabola espose loro: “Il regno dei cieli si può
paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e
semina nel suo campo”).
Gesù si
proclama Re ma nel senso di “servo dell’umanità”,
“manifestazione della Paternità di Dio che vuole il bene
dell’uomo” (per esempio
Giovanni 18,37: Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?».
Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e
per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla
verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» -
Giovanni 19,19: Pilato compose anche l'iscrizione e la fece
porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei
Giudei»)
La
verità secondo Gesù:
la verità per Gesù è una via importante per raggiungere Dio e
per vivere bene. Lo vediamo in Gv. 18,38 (Gli
dice Pilato: «Che cos'è la verità?»),
in Gv. 3,21 (Ma
chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente
che le sue opere sono state fatte in Dio),
in Lc. 11,36 (Se
il tuo corpo è tutto luminoso senza avere alcuna parte nelle
tenebre, tutto sarà luminoso, come quando la lucerna ti illumina
con il suo bagliore);
oppure in Gv. 8,32 (conoscerete
la verità e la verità vi farà liberi).
La verità
è Lui stesso, secondo Gv. 14,6:
Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
Pilato
allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu
sei il re dei Giudei?»:
a Pilato interessa l’aspetto politico, è lì che porta
l’interrogatorio
Gesù
rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul
mio conto?»:
a Gesù interessa la parte spirituale, vuole allora far ragionare
Pilato sulla Sua vita, e non sulla politica
Pilato
rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti
ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?»: Rispose Gesù:
«Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di
questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non
fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù»:
Pilato insiste, ed allora Gesù è chiaro, e rivela l’origine
divina della Sua Persona e del Suo Regno
Allora
Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo
dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono
venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità.
Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»:
e la rivelazione diventa piena quando spiega anche il fine della
Sua venuta: “rendere testimonianza alla verità”. Gesù stesso è
la verità, e si presenta così all’umanità, con tutte le
conseguenze (unicità del Suo messaggio teologico, unicità del
Suo messaggio morale)
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§ Conosco
Gesù personalmente (attraverso il Vangelo), oppure mi lascio
condizionare da ciò che altri dicono sul suo conto?
§ Cerco
un Re sociale, politico, che aggiusta le cose del mondo, oppure
un Re “che non è d quaggiù”?
§ Cerco
la verità attraverso la riflessione, o mi lascio guidare in modo
acritico dalle idee della maggioranza, dal “così fan tutti”?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Immagino di
essere nel Pretorio, e di ascoltare Gesù che risponde a Pilato:
“Per questo sono venuto nel mondo…” e lascio che questa verità,
cioè la Sua venuta per portarmi la verità e la salvezza,
riempiano il mio cuore e la mia vita.
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a cercare sempre la verità, non dando nulla per scontato, a
livello spirituale, ma approfondendo la mia riflessione.
Domenica 06 dicembre
2009 - II
di Avvento
Prima parte: ricerca attenta
sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA: Lc. 3,1-6
2. COMPRENSIONE DEL TESTO
ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA
TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola in sé)
La teologia della storia
Tutte le religioni mediorientali
al tempo della Rivelazione divina al popolo Ebraico erano
“cicliche” e “naturali”, avevano cioè i miti della nascita –
morte – resurrezione legate al ciclo della natura (stagioni
agricole).
La grande novità della
rivelazione è la “storicità”: la Pasqua ebraica, pur essendo
ricordata ogni anno in primavera, non è la rinascita continua
della natura, ma è il ricordo di un fatto ben preciso, avvenuto
in un tempo ed in un luogo determinati. Tutta la fede ebraica
farà poi riferimento a quel momento, dicendo: Dio è il nostro
liberatore. Ci ha liberati in quell’occasione, ci libererà anche
ora ed in futuro.
Il cristianesimo è altrettanto
una fede storica: Tutto fa riferimento all’incarnazione di Dio,
che porta così tutta la pienezza della Sua Rivelazione
all’umanità.
Partendo da queste riflessioni,
possiamo capire la “teologia della storia”:
*
Dio fa irruzione nell’umanità:
entra cioè nella vita dell’uomo con la Sua Parola, con il Suo
dono di amore, con il Suo modello di vita…
*
Dio guida la
storia: con la Sua provvidenza, non togliendo la libertà
all’uomo, ma sapendo tirar fuori anche dal male dell’uomo, un
cammino verso il bene che Lui vuole offrire
*
Dio è la meta
della storia: perché tutta l’umanità comunque è destinata a
vivere con Lui in paradiso, dopo l’avventura terrena
Tutto questo è ben spiegato,
anche se in modo simbolico, nell’Apocalisse (5,6-19): “Poi
vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri
viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva
sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio
mandati su tutta la terra. E l'Agnello giunse e prese il libro
dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l'ebbe
preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si
prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno un'arpa e coppe
d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi.
Cantavano un canto nuovo: «Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai
riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù,
lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra»”
3. MEDITAZIONE PER
PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola oggi a me)
Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio
Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode
tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca
dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca
dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa:
Luca vuole far capire che tutto quello che racconta è storico in
senso pieno, lo inquadra perciò nella storia universale
dell’epoca
la parola di Dio scese su
Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto:
dopo l’introduzione altisonante, la conseguenza sembra
umanamente irrilevante. Dopo aver parlato di Tiberio, di Ponzio
Pilato, di Erode, parla di un oscuro personaggio ebraico, che
vive nel deserto. Eppure proprio qui è la manifestazione della
vera divinità: non appare nella grandezza umana, ma nella
grandezza del messaggio
Ed egli percorse tutta la
regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per
il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli
del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate
la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone
sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi
tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo
vedrà la salvezza di Dio!:
ed il messaggio è questo: sta per arrivare il Signore. Nostro
compito è prepararci ad accoglierlo degnamente. Luca
ripresenterà l’inquadramento storico al momento del racconto
della nascita di Gesù, cioè alla manifestazione di questa
profezia.
4. ILLUMINAZIONE DELLA VITA
CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare la Parola)
*
Sono convinto della “realtà storica” della mia fede? Ho
coscienza che Dio ha voluto realmente far irruzione nella mia
vita?
*
Accolgo la Parola di Dio nella Sua piccolezza, vista umanamente,
cioè senza ricercare cose straordinarie (miracoli, apparizioni…)
perché Dio agisce così; è l’uomo nel suo orgoglio che cerca le
cose appariscenti!
*
Mi preparo all’arrivo del Signore nella mia vita? Gli “faccio
posto” togliendo quello che occupa spazio e non Gli permette di
entrare (egoismo, orgoglio, materialismo, pigrizia…)?
Seconda parte: risposta
autentica alla Parola.
5. PREGHIERA COME RISPOSTA
AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un po’ al Signore,
raccontandogli quanto ho capito in questa meditazione.
6. CONTEMPLAZIONE DI DIO COL
CUORE (Come gusto la Parola)
Mi metto davanti alla “storia umana”: immagino la
grandezza dell’Impero Romano, e la piccolezza di Giovanni,
povero ed umile, che predica la venuta del Signore. E lascio che
questa differenza entri nella mia vita, per illuminarla
dall’interno, ed insegnarmi a vivere in modo divino (umile e
nascosto) e non in modo appariscente.
7. IMPEGNO DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA
PAROLA (Cosa decido di fare alla luce della Parola)
Mi
impegno a vivere in modo divino (nell’umiltà) e non in modo
umano (nell’appariscenza)
Venerdì 18
dicembre 2009 - Vangelo della Notte di Natale
Prima parte: ricerca attenta
sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA:
Lc.
2,1-14
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
Scopriamo
due consigli evangelici, cioè aspetti che Gesù non propone a
tutti come scelta radicale, ma solo come scelta vocazionale,
mentre a tutti chiede solo una parte di queste realtà
Obbedienza cristiana.
L’aspetto
vocazionale è l’invito a rinunciare totalmente alla propria
volontà per trovare quella del Signore nelle parole di un
superiore che si accetta di seguire (il voto di obbedienza di un
religioso)
L’aspetto
richiesto a tutti è invece quello di vedere la volontà di Dio
nelle realtà quotidiane della vita, che non ha causato Lui
direttamente, ma che permette e che vuole che per noi diventino
occasione di santità.
Povertà
cristiana.
L’aspetto
vocazionale è l’invito a rinunciare all’uso di tutti i beni
terreni, usando solo di ciò che serve per vivere, organizzato
dal superiore che si accetta di seguire (il voto di povertà di
un religioso)
L’aspetto
richiesto a tutti è invece quello di essere distaccati dai beni
della terra, usandoli per sé e per la propria famiglia, per
vivere, ed anche per vivere bene, però con queste due
caratteristiche:
§
non
esserne schiavi
§
saperli
condividere
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
In quei
giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il
censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto
quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a
farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che
era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di
Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide,
chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua
sposa, che era incinta:
Giuseppe obbedisce all’autorità civile, e questo atto di
obbedienza è la causa della nascita di Gesù lì dove deve nascere
secondo tutte le profezie, cioè a Betlemme, in Giudea
Ora,
mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni
del parto.
Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in
fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per
loro nell'albergo: grande semplicità nel fatto e nel
linguaggio che lo racconta. Non c’è posto altrove, e li
alloggiano nella stalla. Non è una povertà straordinaria, ma una
situazione ordinaria della popolazione medio bassa della
Palestina. Gesù nasce nell’ordinarietà più completa, e questo è
il Suo insegnamento principale dei primi 30 anni di vita.
C'erano
in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo
la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò
davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce:
i pastori, persone emarginate dalla popolazione, ma amate dal
Signore. Ad essi è offerta per primi la luce, cioè la
rivelazione della verità divina.
Essi
furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: “Non
temete:
davanti alla grandezza di Dio, è naturale lo spavento, ma è
anche naturale per un padre quello di invitare a “non temere”. È
un invito comune nel Vangelo, perché il Padre vuole offrirci la
gioia e la pace del cuore.
ecco vi
annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:
ed infatti l’offerta è quella della gioia. Questa parola è
ripetuta più volte nel Vangelo, soprattutto di Luca, perché è il
dono del Padre Misericordioso che cerca il Figlio disperso,
attraverso Gesù.
oggi vi
è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore:
la gioia è questa, l’avere un salvatore, una persona che toglie
i miei limiti e mi dona un nuovo senso della vita, dall’egoismo
all’amore.
Questo
per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che
giace in una mangiatoia”:
il segno della gioia è piccolo, difficile da individuare, non
tale da obbligare a credere. Solo la fede lo potrà vedere
E
subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito
celeste che lodava Dio e diceva “Gloria a Dio nel più alto dei
cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”:
la gioia data ai pastori, viene ora proclamata all’umanità
intera. Nessuno è lì ad ascoltare personalmente, ma tutti
possiamo sentire e capire attraverso la Parola del Vangelo.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
so
obbedire a Dio ed anche all’autorità civile, vedendo in questo
il modo di permettere che “sia fatta la Sua volontà sulla terra
come in cielo”?
§
so vivere
l’ordinarietà e la quotidianità come il modo più importante per
fare la volontà del Signore?
§ il
Natale è festa di gioia; ma questa gioia è il mio stile di vita
di tutto l’anno?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Immagino di
essere a Betlemme, e di sentire gli angeli che mi invitano alla
gioia. Guardo il Bambino, e lascio che la gioia riempia il mio
cuore.
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Vivo
questo Natale nella gioia, e faccio il possibile per condividere
la gioia di Gesù con qualcuno che non ce l’ha.
Domenica 10 gennaio 2010 - II Domenica del Tempo Ordinario
Prima parte: ricerca attenta
sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1.
LETTURA: Gv. 2,1-12
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E
DELLA
TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola in sé)
L’ora
di Gesù:
la parola “ora” in greco ha due versioni:
wra -
cairos.
Il primo
termine riguarda il tempo come scandire delle ore
Il secondo
invece riguarda il tempo come momento di salvezza. Nel
Nuovo Testamento è comune l’uso del secondo termine, e
soprattutto Giovanni propone una teologia del
cairos.
Vediamo alcune espressioni:
Gv. 7,30:
Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le
mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora. Gv.
12,23:
Gesù rispose:
«È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo.
Gv. 13,1:
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la
sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i
suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (e poi lava loro
i piedi)
Gv. 16,4:
Ma io vi ho detto queste cose perché, quando
giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le
ho dette dal principio, perché ero con voi.
Gv. 17,1:
Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo,
disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché
il Figlio glorifichi te.
Vediamo
che parla sempre dell’ “ora di Gesù”, cioè del mistero Pasquale,
nel quale offre la salvezza all’umanità Una volta parla dell’
“ora del male”, come momento passeggero nel quale sembra che le
tenebre vincano sulla luce.
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana
di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze
anche Gesù con i suoi discepoli:
invitare anche Gesù nelle realtà della propria vita è una
garanzia. Il brano ci insegna il perché.
Nel
frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse:
«Non hanno più vino»:
Maria si accorge di questo problema, e lo fa presenta a Gesù,
con fiducia che Lui possa fare qualcosa
E Gesù
rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la
mia ora»:
Gesù sposta il discorso sulla spiritualità. L’ora di Gesù è il
Mistero Pasquale, ed è lì che ci sarà la Sua piena
manifestazione.
La madre
dice ai servi: «Fate quello che vi dirà»: Maria insiste, pur non sapendo esattamente cosa
sarebbe successo. Questa è l’ultima parola di Maria nel Vangelo.
Ed è per noi un testamento importante.
Vi erano
là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei,
contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro:
«Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo.
Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di
tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato
l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di
dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto
l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da
principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello
meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono»:
il miracolo che Gesù compie è particolare, perché non è
importante come una guarigione, ma è un segno importante della
Sua ora, cioè del passaggi oda una vita naturale ad una
soprannaturale, da una vita di sofferenza ad una vita di gioia
(il vino era considerato il simbolo della gioia)
Così Gesù
diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la
sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui: la fede nasce dal segno visto, ed anche dalla
comprensione che li attende una vita di gioia, dunque sono
motivati nel seguirlo nonostante le richieste di abbandono di
barche, reti, familiari…
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
io “invito
Gesù” nelle realtà importanti della mia vita?
§
accolgo
l’invito di Maria, facendo tutto quello che Gesù mi dice?
§
credo in
Gesù anche senza vedere altri miracoli oltre quelli del Vangelo?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Mi metto tra i
servi delle nozze di Cana, ed ascolto Maria che mi invita a fare
tutto quello che Gesù mi dice. E gusto la mia vita rinnovata da
questa scelta di ascoltare e seguire Gesù.
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a seguire Gesù in tute le sue richieste espresse dal Vangelo
Sabato 23 gennaio 2010 -
Festa di S. Emerenziana
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione,
sulla vita
1.
LETTURA: Mt. 10,28-33
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
Il martirio cristiano
§
Dio è il Dio della vita, e non della morte, e
dunque vuole la nostra felicità. Ma non ci illude: sa che nella
vita la felicità si conquista, e che non sempre coincide con la
felicità sensibile, fisica… per questo si mette come nostro
modello nella Croce (segno della Sua divinità, della Sua
regalità, del Suo dono all’uomo)
§
ci invita
a seguirlo (Mt. 16,24: Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se
qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua).
§
insegnandoci che non c’è altra strada per essere discepoli (Gv.
15,20 Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non
è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola,
osserveranno anche la vostra),
§
né per
testimoniare la fede ai fratelli: (Mt. 10,16-20: Ecco: io vi
mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i
serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini,
perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno
nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e
ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di
come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in
quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a
parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi)
§
La storia
della chiesa ci insegna che “il sangue dei martiri è seme di
Cristiani” (Tertulliano)
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
In quel
tempo, Gesù disse: “non abbiate paura di quelli che uccidono il
corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto
colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella
Geenna:
Gesù ci insegna l’equilibrio nelle varie realtà della nostra
vita. Sa che l’uomo ha paura della morte, soprattutto della
morte violenta; ma ci invita a prendere coscienza che c’è
qualcosa di più grave, dunque, se proprio dobbiamo temere
qualcosa, è bene che temiamo ciò che è un pericolo più grave. E
questo è anche comprensibile umanamente: la morte violenta mette
fine ad una vita passeggera, un peccato voluto definitivamente
mette fine ad una vita eterna
Due
passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di
essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia: aggiunge anche un’altra riflessione umana, anche
questa basata sull’equilibrio: ciò che vale di più è più amato
da Dio. Noi siamo più amati dei passeri, eppure Dio ama anche
quelli. Quanto più noi!
Quanto a
voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non
abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!: ancora un’altra riflessione simile: io valgo più dei miei
capelli, eppure Dio sa anche quanti capelli ho!
Chi dunque
mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò
davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà
davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio
che è nei cieli”:
ed ecc allora la frase “divina”, quella che è la Sua vera
rivelazione, dopo tante riflessioni umane: riconoscere Gesù
significa dichiarare con la vita che per noi è il centro di
tutto, che nulla è più importante di Lui… e qui è la base del
martirio cristiano. Il suo opposto però non è una vita
tranquilla, ma è una vita non cristiana, perché per un Cristiano
Cristo è per definizione il centro di tutto. Se non lo è, non si
è cristiani!
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
Tra le mie
paure, quella di “tradire Cristo” è al primo posto o ad un posto
inferiore?
§
Ho fiducia
che Dio mi pensa e mi ama realmente?
§
Cristo per
me è il centro di tutto, o al centro ci sono io, con i miei
desideri, i miei interessi, il mio comodo?…
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Immagino di
avere davanti a me Gesù che mi chiede di riconoscerlo davanti
agli uomini in un momento difficile, quando ciò può voler dire
“martirio”. Quali sono i miei sentimenti? Immagino poi di la
scena dei tanti martiri che con serenità hanno preferito Cristo
alla vita, come S. Emerenziana, e lascio che il mio cuore si
riempia della certezza che ciò è possibile, se sono convinto che
Gesù è il centro della mia vita.
7.
IMPEGNO DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido
di fare alla luce della Parola)
Mi impegno
a vivere da “martire”, cioè con coraggio in ogni scelta della
vita che comporta il mettermi davanti agli altri in situazione
difficili.
Domenica 7 febbraio 2010 - V domenica del Tempo Ordinario
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA:
Lc. 5,1-11
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
La
teologia del lavoro umano.
La Parola
di Dio entra anche nella realtà del lavoro umano, perché Dio è
venuto sulla terra per santificare tutta la nostra vita che,
come spiega il Concilio Vaticano II, è fatta di “famiglia,
lavoro e rapporti sociali”.
§
Insegna
che è importante lavorare per costruire la società e per
mantenere se stessi (2 Tess.
3,7-12) “Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi
non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato
gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica
e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come
esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi
demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente,
senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali
ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il
proprio pane lavorando in pace”
§
Lui stesso
passa buona parte della vita facendo un lavoro manuale umile
(Mc. 6,2-3) “Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E
molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli
vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata
data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il
carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di
Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da
noi?»”
§
Quando parla
in parabole, porta spesso esempi tratti dal lavoro umano (Lc.
8,5) “Il seminatore uscì a seminare la sua semente”
§
Chiama i Suoi
Apostoli prevalentemente mentre lavorano: i pescatori di questo
brano, oppure Matteo, al banco delle imposte (Matteo 9,9 “Andando
via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte,
chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo
seguì”)
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
In quel
tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di
Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la
parola di Dio:
Gesù ha una
sola meta: quella di predicare la Parola del Padre. Tutto quello
che fa è indirizzato a questo scopo
vide due
barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e
lavavano le reti:
entra nella
vita concreta, lavorativa, di questi uomini, per dar loro un
senso nuovo della vita
Salì in
una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da
terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca:
la barca di Simone è sempre vista dai Padri della Chiesa come
immagine della comunità ecclesiale, che Gesù usa come strumento
privilegiato per raggiungere l’umanità
Quando
ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e
calate le reti per la pesca”: Simone rispose: “Maestro, abbiamo
faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua
parola getterò le reti”:
prima predica, poi lascia un segno per avvalorare quanto ha
detto. È la normale politica di Gesù: spiega, e per far capire
che Lui è veritiero, lascia un “segno” cioè un miracolo, che nel
Vangelo ha sempre questa valenza: segno per far capire la
veridicità di quanto dice.
E
avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti
si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca,
che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due
le barche al punto che quasi affondavano:
Gesù fa sempre in abbondanza, per insegnarci che l’amore del
Padre è un amore senza misura
Al
veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù,
dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”.
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano
insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure
Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone:
davanti a questo segni l’uomo si sente inadeguato, e la reazione
di Pietro è quella naturale, comune anche alla mentalità
ebraica: non sono degno di Dio, ho paura di Lui.
Gesù
disse a Simone: “Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di
uomini”:
Gesù invece ci rivela una nuova faccia della divinità, quella
vera, non quella immaginata dall’uomo: Dio è vicino a noi; non
ci vuole fare paura, ma si vuole mettere al nostro servizio; ha
fiducia in noi tanto che ci chiede di collaborare con Lui.
Tirate
le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono:
ed a questo punto l’uomo non può che cedere, e seguire questo
amore infinito che lo chiama a collaborare
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
So vedere
e vivere il mio lavoro come strada per la mia santità?
§
Accolgo i
doni sovrabbondati del Signore, oppure ho paura di Lui?
§
So
collaborare col Signore da “figlio”, o mi sento “servo” senza il
coraggio di prendere le mie responsabilità”
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Mi immagino
sul Lago di Genezaret, ascolto Gesù che mi invita a buttare le
reti, guardo il Suo segno sovrabbondante, e mi metto in
osservazione dei miei sentimenti: prevale la gioia, lo stupore,
la paura, l’ansia…? Ascolto poi le Sue Parole dette a Pietro,
che ripete anche a me, chiamando mi a collaborare con Lui, e
lascio che questo invito penetri nel mio cuore, e mi aiuti a
scegliere di essere sempre con Lui e ad essere sempre testimone
del Suo messaggio di amore
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a collaborare con Gesù con fiducia, sapendo che Lui ha fiducia
in me e mi chiama
Mercoledì 17 febbraio 2010 - Le Ceneri
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA: Ef. 6,10-24
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
La
verità:
Gesù è “verità” nella sua essenza divina: (Gv.
1,14
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e
noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità)
Gesù si proclama “verità”: (Gv. 14,6
Gli disse
Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al
Padre se non per mezzo di me. Gv. 18,37-38 Allora
Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo
dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono
venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità.
Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato:
«Che cos'è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i
Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa)
Gesù è riconosciuto come uno che “insegna secondo verità”: (Mt.
12,14
E venuti,
quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non
ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma
secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il
tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?»)
Gesù ci insegna la verità: (Gv. 8,32
conoscerete
la verità e la verità vi farà liberi». Gv. 17,17-19
Consacrali nella verità. La tua parola è verità….. per loro io
consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella
verità)
Gesù ci
dona lo Spirito Santo, che è Spirito di verità: (Gv. 14,17
lo
Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo
vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora
presso di voi e sarà in voi. Gv. 15,16 Quando verrà il
Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità
che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza. Gv.
16,13 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi
guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma
dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Ricordiamo
che la lettera agli Efesini ci ha insegnato a fare la verità
nella carità: (Ef. 4,15 Al contrario, vivendo secondo la verità nella
carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è
il capo, Cristo)
La
preghiera incessante:
La contemplazione nell'azione è vivere continuamente uniti al
Signore, durante tutte le azioni eseguite con Lui e per Lui.
Vediamo allora
alcuni principi integratori perché contemplazione ed azione
possano convivere in noi:
·
Avere in
noi lo Spirito e saper essere docili alla Sua azione
·
Saper
leggere i segni delle presenza di Dio in ogni avvenimento della
nostra vita.
·
Saper
essere uniti a Dio in tutte le attività, facendo esperienza
della sua presenza in noi
in un momento quotidiano di preghiera del cuore.
Tutto
questo è possibile in ogni attività, perché non prevede tempo
particolare, né capacità particolari.
È Gesù
stesso che la propone:
Disse loro
una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
L'invito è
di Gesù stesso, purché per preghiera non intendiamo solo il
dire qualcosa (non si può chiacchierare in continuazione
con Dio!), ma intendiamo stare con Lui. L'ascolto allora
diventa preghiera del cuore, e questo atteggiamento, che viviamo
in qualche momento della giornata, diventa poi per noi uno stile
continuo di vita.
Vi dico
che farà loro giustizia prontamente:
Questa
parabola, che sembra invitarci a chiedere delle grazie, ci parla
invece della giustizia, cioè della santità (questo è il
significato biblico di giustizia). Non chiediamo allora grazie
materiali, ma chiediamogli di saper essere sempre con Lui, ed
Egli certamente ci ascolterà, e ci ascolterà presto. Questo
passaggio allora dalla preghiera del cuore alla preghiera
continua diventa non solo possibile, ma anche veloce.
La
preghiera di domanda e di intercessione:
Nell’esperienza di preghiera biblica di oggi, posso capire che
il Signore mi permette di chiedere al Padre dei doni, ma con
alcune condizioni:
·
mi invita
infatti ad avere fiducia assoluta nel Padre. Mancare di fiducia
in Lui è per un cristiano l’atteggiamento peggiore che possa
avere
·
mi invita
poi a non pretendere tutto subito. Se Dio è Padre, sa quando è
bene per me avere quel dono
·
ed infine
mi invita a non chiedere pensando di sapere in modo assoluto
quello che è il meglio per me o per gli altri. E’ Lui che sa
quello che è il vero bene.
Conseguenze
nella vita:
·
so che
prima di chiedere devo ascoltare il Signore. Se no cado
nell’assurdo di sentirmi in diritto di dire a Dio ciò che deve
fare, quasi che io ne sapessi più di Lui. E’ invece Lui che deve
dire a me ciò che devo fare!
·
ho capito
che posso chiedere, non per dire a Dio ciò che deve fare, ma per
sentirmi coinvolto nei doni che il Signore mi vuole offrire.
Chiedendo, sono portato a riflettere sul bene mio o della
persona per cui chiedo, ed allora capisco che Dio vuole agire
non senza di me, ma insieme a me.
·
devo
capire che la preghiera di intercessione (cioè per un’altra
persona), è bella, perché fa parte della missionarietà che Gesù
stesso mi chiede (devo collaborare con Lui nel portare il
Vangelo ai fratelli, e ciò lo faccio sia testimoniando, che
parlando con i fratelli, che pregando per loro)
Alcune indicazioni per vivere bene la
preghiera di domanda:
·
ricordo
che non può essere la prima forma di preghiera: prima lascio
parlare il Signore, ed io Lo ascolto
·
quando
prego in questo modo, lo faccio sempre come ha fatto Gesù nel
giardino degli Olivi, terminando cioè con queste parole “Sia
fatta però la Tua Volontà”
·
prego per
gli altri, per la loro vita spirituale, perché questo è un modo
bello di vivere quanto il Vangelo mi chiede nel campo
missionario..
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
10
Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della
sua potenza: Vivere la morale cristiana è soprannaturale,
c’è bisogno perciò della forza del Signore, se no si vive solo
l’aspetto naturale, ma non si sa fare il salto di qualità (per
esempio, so amare chi mi ama, ma non chi non mi ama).
11
Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle
insidie del diavolo: paragona il combattimento spirituale a
quello militare, e parla allora dell’armamentario dell’epoca.
L’armatura serve per la difesa, e noi dobbiamo difenderci da
Satana.
12
La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di
sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i
dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del
male che abitano nelle regioni celesti: ed approfondisce il
significato di “Diavolo”. Spiega che le forze spirituali
dominano il mondo di tenebra (ricordiamo l’invito ad essere
figli della luce, perché istintivamente siamo figli del
dominatore di questo mondo, che ci fa credere che ciò che è
oggettivamente un male – l’egoismo – sia un bene).
13
Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere
nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte
le prove: e questa potenza spirituale rende malvagia la
nostra vita (il nostro giorno). Noi però possiamo
resistere e superarla tramite la forza (l’armatura) di Dio.
14
State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità: la
verità è come una cintura che tiene salda l’armatura. La verità
per Paolo (come per il Vangelo), è un modo di essere all’interno
del quale si può vivere l’amore. Se non lo vivo nella verità,
imbroglio me stesso, sono schiavo del principe di questo mondo
(il Diavolo, appunto)
rivestiti
con la corazza della giustizia: la giustizia (= santità, nel linguaggio ebraico) è come
una corazza; se sono santo, non temo gli assalti del Demonio.
15
e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il
vangelo della pace: con i piedi cammino, e porto il
messaggio di cristo (Paolo pensa a se stresso, ed alle sue
peripezie apostoliche). Ho bisogno di scarpe buone, e per lui
sono rappresentate dal desiderio di evangelizzare (che gli fa
dire in altro contesto: guai a me se non evangelizzo!)
16
Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale
potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno: la
fede serve anche per difenderci dal demonio, come uno scudo
dalle frecce. I dardi del maligno sono le tentazioni, che supero
facilmente se mi comporto come Gesù di fronte ad esse: con la
Parola di Dio che alimenta la mia fede, e che mi permette di
rimanere saldo.
17
prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello
Spirito, cioè la parola di Dio: la Parola di Dio è ancora
come elmo che mi difende la testa (la mia intelligenza, aiutata
dalla Parola nella comprensione della verità) e come spada
(anche altrove si dice che la Parola è come spada affilata, che
penetra fino alle giunture delle ossa)
18
Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e
di suppliche nello Spirito; vigilando a questo scopo con ogni
perseveranza e pregando per tutti i santi: un invito alla
preghiera. Questa ha per Paolo alcune caratteristiche:
·
è incessante
e perseverante (come chiede Gesù: pregate incessantemente, senza
stancarvi. Lc. 18,1); è originata in noi dallo Spirito Santo (lo
Spirito grida in noi: Abbà, Padre
·
è aperta
all’intercessione (Abramo che prega per Sodoma e Gomorra, Mosè
che prega per la vittoria del suo popolo, Gesù che prega per i
Suoi discepoli…)
19
e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una
parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo,
20
del quale sono ambasciatore in catene:
la preghiera la chiede anche per sé, non per motivi fisici o
comunque personali, ma per avere la forza di continuare ad
evangelizzare nonostante le difficoltà.
e io possa
annunziarlo con franchezza come è mio dovere:
questo per lui è un dovere, un impegno conseguente alla chiamata
che ha avuto fin dalla via di Damasco. L’annuncio deve essere
franco, cioè completo, senza fare sconti, senza basarsi sulle
proprie idee, ma sulle Sue.
21
Desidero che anche voi sappiate come sto e ciò che faccio; di
tutto vi informerà Tìchico, fratello carissimo e fedele ministro
nel Signore.
22
Ve lo mando proprio allo scopo di farvi conoscere mie notizie e
per confortare i vostri cuori:
il latore della lettera è questo fratello nella fede, che
porterà notizie personali di Paolo (la lettera non si dilunga su
queste notizie, perché ha scopi più spirituali)
23
Pace ai fratelli, e carità e fede da parte di Dio Padre e del
Signore Gesù Cristo: il saluto è secondo la mentalità
ebraica (Shalòm, pace), ma aggiunge anche un saluto cristiano:
l’augurio di vivere nell’amore e nella fede nella Trinità.
24
La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro
Gesù Cristo, con amore incorruttibile: e questo amore senza
fine lo augura a tutti i fratelli nella fede.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
Cerco
sempre la verità, senza lasciarmi influenzare dalle proposte
menzognere della società?
§
Vivo la
giustizia (santità) seguendo tutte le parole del Signore?
§
La mia
fede si basa sulla preghiera continua, così come il Vangelo
propone?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Immaginiamo Paolo che saluta tutti noi qui presenti, e ci dice:
“Pace ai fratelli, e carità e fede da parte di Dio Padre e
del Signore Gesù Cristo”.
Ripenso ancora brevemente a cosa vuol dire nella mia vita questo
saluto, a come sarebbe la mia vita se in me realmente ci fossero
in misura abbon-dante la pace, la carità e la fede. Mi fermo
poi a contemplare il Signore che è fonte di quei doni, ed a
contemplare la mia vita rinnovata da questa intimità con Lui, e
lascio che il mio cuore gioisca di questa vita nuova.
Domenica 21 febbraio 2010 - I Domenica di
Quaresima
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA: Lc. 4,1-13
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
Il
diavolo: simbolo o realtà?:
nell’Antico Testamento si parla del diavolo nel racconto
del peccato originale (chiamandolo “serpente”), e poi, a parte
una volta nel libro delle Cronache (21:1:
Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire
gli Israeliti), lo si nomina molte volte nei romanzi (Tobia
e Giobbe) e una volta nel libro della sapienza e due nel Profeta
Zaccaria.
Nel Nuovo
Testamento invece se ne parla di più: a parte i testi
sinottici delle tentazioni, ci sono
le
liberazioni dalle possessioni diaboliche (sappiamo che per
gli Ebrei ogni malattia era frutto del peccato, dunque comunque
ogni miracolo è anche un atto di esorcismo di Gesù. Vedi per es.
Lc. 13,16: questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto
legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame
in giorno di sabato?».)
delle
discussioni con gli Ebrei che lo accusano di essere posseduto da
un Demonio
(per es. Gv. 10,20: Molti di essi dicevano: «Ha un demonio ed
è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?»).
Gesù parla
del tentatore che vuole togliere la Parola dal cuore dell’uomo
(per es. Marco 4:15 Quelli lungo la strada sono coloro nei
quali viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano, subito
viene satana, e porta via la parola seminata in loro),
chiama Pietro “Satana” perché lo tenta, spingendolo a scelte che
non sono quelle del Padre (Per es. Mc. 8,33: Ma egli,
voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli
disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma
secondo gli uomini») e così pure Giuda, perché lo
tradisce (ha in sé il demonio) (Vedi Gv. 6,70: Rispose
Gesù: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è
un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota:
questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici).
Negli Atti
e nelle Lettere invece Satana è visto sempre come il tentatore
dell’uomo
(più dal punto di vista morale).
Nell’Apocalisse infine Satana è visto come il padrone di questo
mondo, fino a che la potenza di Cristo lo caccerà.
(Per es. 12,9: Il grande drago, il serpente antico, colui che
chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu
precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i
suoi angeli)
Da queste affermazioni possiamo dedurre che la Parola di Dio ci
presenta il diavolo come una realtà personale, spirituale,
creata da Dio (dunque non un “Dio alternativo del male”) che ci
tenta per farci allontanare dal Dio dal quale per primo si è
allontanato.
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
In quel
tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e
fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni,
fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma
quando furono terminati ebbe fame:
le tentazioni si innestano sempre su situazioni oggettive. Non
sono inviti del tutto irrazionali, ma inviti “falsi”, che cioè
ci propongono la realtà in modo errato (la fame di Gesù è
oggettiva, la soluzione proposta sarà falsa)
Allora
il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa
pietra che diventi pane”:
è la tentazione materiale, che mi dice: “hai questo istinto?
Appagalo!”
Gesù
gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo”:
Gesù supera la tentazione portando il discorso sulla verità
dell’uomo, che ha una parte materiale da appagare, ma non a
discapito della sua propria realtà (cioè togliendo quella
spirituale). Ogni nostra tentazione sugli istinti è così: non ci
propone una cosa brutta in sé, ma vissuta in modo sbagliato.
Il
diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti
i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e
la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e
io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo”:
la seconda tentazione è quella del potere, più forte degli
istinti materiali. Per il potere l’uomo è pronto a tutto, e la
tentazione si innesta su questa debolezza, invitandolo appunto a
fare il male per questo scopo, presentato falsamente come un
bene.
Gesù
gli rispose: “Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti
prostrerai, lui solo adorerai”:
la risposta è ancora nel cambiamento del contesto, da materiale
a spirituale
Lo
condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli
disse: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto
infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti
custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché
il tuo piede non inciampi in una pietra”:
la terza tentazione è la superbia, che mi porta ad apparire.
Per Gesù è la tentazione d importare a termine la Sua missione
non con la croce (salvezza dell’uomo), ma presentandosi come
Messia attraverso giochi di prestigio (incantando l’uomo, ma
senza salvarlo).
Gesù
gli rispose: “è stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo”:
spiritualmente, Gesù supera anche questa tentazione
Dopo aver
esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da
lui per ritornare al tempo fissato:
ed il diavolo tornerà, proprio quando Gesù sarà più debole (come
adesso, che ha fame): tornerà quando Gesù sarà sulla croce,
presentandogli delle alternative sullo stile della terza
tentazione vista in questa occasione.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
come
affronto le tentazioni materiali, dei miei istinti?
§
come
affronto la tentazione della superbia e del potere?
§
come
affronto la tentazione dell’apparire?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
immagino di
essere nel deserto, e d contemplare Gesù che vince le
tentazioni. Questa vittoria mi deve riempire di fiducia perché
anch’io potrò vincere il diavolo come lo ha vinto Lui.
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
ad individuare le tentazioni ed a superarle imitando Gesù
vittorioso del male.
Domenica 07 marzo 2010 - III Domenica di
Quaresima
Prima parte:
ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA:
Lc. 13,1-9
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA
E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola in sé)
Le cause del
male nel mondo:
l’Antico Testamento ci insegna che il male spirituale è entrato nel
mondo a causa del peccato originale. Vedi Gen. 3,1-13: Il serpente era la più astuta di tutte le bestie
selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio
ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose
la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo
mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha
detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti
morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi,
Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e
diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna
vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e
desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò,
poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.
Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere
nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono
il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e
l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi
del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».
Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché
sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che
eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di
non mangiare?». Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto
mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla
donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata
e io ho mangiato» (la disobbedienza a Dio rende l’uomo incapace di
costruire un retto rapporto con Lui, con il prossimo e con la natura).
Il Nuovo
Testamento
riprende questa dottrina rivelata, e la amplia presentando Satana
come “principe di questo mondo”, ma Gesù come vincitore finale (vedi
per es. Gv. 14,30-31
Non parlerò più a
lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun
potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e
faccio quello che il Padre mi ha comandato)
Se vediamo invece
il male materiale (malattia, eventi naturali…) vediamo che
l’Antico Testamento li mette come effetto del peccato originale
(Vedi le punizione che Dio dà ai protagonisti in Gen. 3,14-19
Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie
selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i
giorni della tua vita. Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e
le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il
tuo istinto, ma egli ti dominerà». All'uomo disse: «Poiché hai
ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti
avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa
tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre. Con il
sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».),
mentre Gesù cambia prospettiva: il male non è causato da Dio,
né direttamente dal peccato, ma è una realtà naturale, nella quale la
Provvidenza divina si immette per renderla evento salvifico (Vedi
Gv. 9,1-3:
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo
interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché
egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi
genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio)
3. MEDITAZIONE
PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola oggi a me)
In quello stesso tempo
si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue
Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la
parola, Gesù rispose: «Credete he quei Galilei fossero più peccatori di
tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi
convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i
quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più
colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non
vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»:
Gesù ci insegna la teologia della storia. Ci dice anzitutto che il male
c’è nel mondo e che Lui non è venuto per toglierlo in modo miracoloso;
che il male non è punizione divina e che nostro compito è convertirci
non per evitare il male terreno, ma per evitare la morte eterna.
Disse anche questa
parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi
frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni
che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo.
Perché deve sfruttare il terreno?: e ribadisce questo concetto con una parabola. L’albero
che non porta frutti è inutile, e viene voglia di tagliarlo. Il
contadino propone di continuare a lavorargli intorno perché gli dispiace
perdere un albero sul quale ha già investito tempo e fatica. Dio è il
padrone del campo, e Gesù è il contadino che è venuto sulla terra per
salvare l’uomo, per offrire se stesso per tutti, ed è chiaro che il Suo
desiderio è salvare tutti.
Ma quegli rispose:
Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi
metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo
taglierai»:
ecco allora la Sua preghiera per l’uomo, perché lo lasci “ancora un
anno”, cioè l’anno di grazia che è venuto a predicare (vedi Lc. 4,19)
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare la
Parola)
§
mi
impegno nella mi a conversione, o cerco delle scuse come “ma lui è
peggiore di me, si converta prima!”?
§
guardo Gesù come salvatore, e gli permetto d salvarmi dai miei difetti
concreti?
Seconda parte:
risposta autentica alla Parola.
5. PREGHIERA
COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un po’ al
Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Contemplo Gesù che
“zappa e concima intorno a me”. Lascio che questa immagine riempia il
mio cuore di fiducia, tanto da essere certo della Sua salvezza, ma anche
del bisogno di vivere gioiosamente con Lui
7. IMPEGNO DI FARE
SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare alla luce della
Parola)
Mi impegno a
riflettere sulla mia conversione senza fare paragoni con altre persone.
Domenica 21 marzo 2010 - V Domenica di
Quaresima
Prima parte:
ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1.
LETTURA: Gv. 8,1-11
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
Perdono
e punizione del peccato nell’Antico e nel Nuovo Testamento:
nell’Antico Testamento si parla del perdono del peccato da
parte di Dio, come frutto della Sua misericordia (vedi per
es. Ger. 3,22:
«Ritornate,
figli traviati, io risanerò le vostre ribellioni». «Ecco, noi
veniamo a te perché tu sei il Signore nostro Dio).
Però,
nonostante la Sua misericordia, il Signore continua a punire.
Lo si vede per es. in Num. 14,18 (Il Signore è lento all'ira
e grande in bontà, perdona la colpa e la ribellione, ma non
lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli
fino alla terza e alla quarta generazione) o meglio ancora
nella storia di Davide: (2Sam. 12,13-14: Allora Davide
disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a
Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.
Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore
(l'insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà
morire»). Il perdono è soprattutto donato al popolo nel
giorno dell’espiazione (Yom Kippur) (Lev. 16,21:
Aronne poserà le mani sul capo del
capro vivo, confesserà sopra di esso tutte le iniquità degli
Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e
li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo
incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto)
Nella cultura Ebraica extra biblica c’è l’usanza dell’espulsione
dalla sinagoga (attestata anche nel Vangelo, per es. Gv. 9,22:
Questo
dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei;
infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse
riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga)
Nel Nuovo Testamento Gesù rivela una caratteristica di Dio che è
rivoluzionaria: Dio ama il peccatore, tanto da
diventare uomo personalmente per lui (vedi per es. Mt. 9,13:
non
sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori), lo cerca e lo accoglie in festa (le parabole di
Lc. 15), lo perdona (cosa di cui aveva coscienza anche la
chiesa primitiva, come dice per es. 1Gv. 2,1-2:
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate;
ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre:
Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri
peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto
il mondo)
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
Gesù si
avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di
nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli,
sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli
conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo,
gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante
adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare
donne come questa. Tu che ne dici?»:
è vero che l’adulterio prevede la lapidazione secondo la Bibbia,
ma a loro non interessa questo, quanto il mettere in difficoltà
Gesù.
Questo
dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra:
e Gesù non accoglie la provocazione, anzi, assume un
atteggiamento che spiazza gli interlocutori, li mette in
difficoltà, e dunque li prepara a ricevere l’insegnamento che
offrirà loro, per la loro conversione
E siccome
insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi
di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»:
e l’insegnamento è questo: prima di pensare agli altri, pensa a
te stesso (quello che Matteo 7,3 esprime così: “Perché osservi
la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi
della trave che hai nel tuo occhio?”)
E
chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se
ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli
ultimi:
comprendono così bene l’insegnamento, che hanno paura di essere
scoperti, ed allora lasciano il campo.
Rimase
solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le
disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa
rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti
condanno; va' e d'ora in poi non peccare più»:
e Gesù allora offre alla donna, agli Apostoli e dunque a noi
(gli interlocutori non c’erano più per ascoltarlo) il vero
insegnamento divino, che comprende due passi: anzitutto
l’affermazione: “non ti condanno, perché io sono amore e non
punizione”, e poi l’affermazione “và, e non peccare più”, cioè
l’aiuto a comprendere che l’importante non è l’essere o meno
condannati, ma l’essere o meno perfetti come Lui ci vuole.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
seguo la
lettera o lo spirito della Parola?
§
so
giudicare le azioni, e dunque riconoscere il peccato in me o
negli altri?
§
riesco a
non giudicare le persone, e conseguentemente e non condannarle?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
immagino di
essere nel Tempio, e di ascoltare Gesù che non condanna, ma
aiuta quella donna a prendere coscienza del proprio peccato. E
lascio che questo equilibrio di Gesù riempia la mia vita,
spingendomi alla conversione e a questi stesso atteggiamento
verso gli altri.
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a rapportami con chi sbaglia con lo stesso equilibrio di Gesù,
stimmatizzando il peccato, ma non giudicando né tanto meno
condannando la persona.
Lectio Divina di venerdì 09 aprile - II di Pasqua
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA: Gv. 20,19-31
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
Come si
è vissuta la Confessione nella Chiesa?:
la comunità cristiana ha avuto coscienza che Gesù le ha lasciato
l’incarico di trasmettere il Suo perdono (Gv. 20,22-23:
«Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»), ma
il modo con cui lo ha vissuto ha subito una profonda evoluzione
(più che gli altri Sacramenti).
Nei primi
secoli
era amministrata dal Vescovo, solo per i peccati gravi, ed era
possibile riceverla solo una volta nella vita. Si confessava la
Vescovo la colpa, si riceveva una penitenza (magari un anno di
digiuno), fatta la quale si tornava dal Vescovo per ottenere il
perdono. Verso il VI secolo inizia la coscienza che Gesù
aveva detto di perdonare sempre (vedi Mt. 18,22:
Non ti dico fino a sette, ma fino a
settanta volte sette) e si
comprende che anche il perdono del Signore non è da lesinare.
Nel frattempo aumentano i cristiani ed i sacerdoti che hanno
l’incarico di dare questo perdono. Poiché non c’è una grande
preparazione per il clero, nascono dei “tariffari” delle
penitenze (per ogni peccato è scritta la penitenza da dare, in
genere lunghe e pesanti).
Dopo il Concilio di Trento questo Sacramento assume la forma attuale,
senza pesantezza nelle penitenze e con attenzione alle
condizioni spirituali della persona che si confessa, in
particolare al pentimento ed al proposito.
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
La sera di
quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano
chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per
timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse:
«Pace a voi!»:
è il giorno di Pasqua. È domenica, giorno dell’Eucaristia per
gli ascoltatori di Giovanni nel 100. E tutto questo brano è
Eucaristico (i cristiani sanno di incontrare Gesù risorto in
questa occasione). Primo dono del risorto è la pace del cuore
(gioia, fiducia, serenità di fronte alle difficoltà)
Detto
questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono
al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!
Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto
questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a
chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi»: secondo dono del risorto è il perdono, ed un perdono non solo
adombrato, ma offerto nel modo più pieno che Gesù abbia
lasciato, cioè un Sacramento.
Tommaso,
uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne
Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il
Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il
segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non
metto la mia mano nel suo costato, non crederò»:
Tommaso è “Didimo”, cioè gemello. È gemello di tutti noi,
perché la sua poca fede è la nostra poca fede. Manca di fiducia
nelle Parole di Gesù (io risorgerò, aveva detto più volte), lui
invece non si fida, e vuole verificare di persona.
Otto
giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro
anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a
loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il
tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel
mio costato; e non essere più incredulo ma credente!»:
Gesù gli va incontro, lo accontenta, perché sa che la fede non è
una cosa facile. La scena avviene otto giorni dopo, cioè nella
domenica seguente, un altro giorno Eucaristico per la comunità,
che sente propria questa esperienza
Rispose
Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»: la risposta di Tommaso allora diventa piena. Da una
fede scarsa, passa alla fede più completa di tutto il Vangelo (è
l’unica volta nella quale Gesù è chiamato Dio)
Gesù gli
disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur
non avendo visto crederanno!»:
e il suo salto di qualità diventa per noi un insegnamento
straordinario: l’invito ad una fede, ad una fiducia, senza
limiti, basandoci soltanto sull’esperienza degli Apostoli, e
senza vedere e toccare personalmente.
Molti
altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non
sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti,
perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché,
credendo, abbiate la vita nel suo nome:
scopo del Vangelo è “avere la vita nel nome di Gesù”, sia il
senso della vita, la gioia della vita su questa terra, sia la
vita eterna i paradiso.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
come mi
metto di fronte al perdono di Gesù nella Confessione?
§
credo
anche senza vedere?
§
riconosco
Gesù come Dio e Signore della mia vita?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Ascolto Gesù
che mi invita a credere anche senza vedere, e riempio la mia
vita di gioia vedendolo risorto, e sapendo che è vicino a me
nell’Eucaristia e nella Confessione
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a vivere la confessione come dono di Cristo Risorto nello
Spirito
Lectio Divina di venerdì 23 aprile - IV di Pasqua
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA: Gv. 10,27-30
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
La
Trinità: quale rapporto tra le Persone Divine?:
Sappiamo che non c’è risposta diretta nella Parola di Dio, ma
solo indicazioni che devono poi essere sviluppate dalla
riflessione della comunità. Eccone le principali:
Dio è
Padre,
e questa è la Sua essenza, non solo un nome (Mt. 6,6:
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta,
prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà.
Mt. 6,9: Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei
cieli. Oppure
Gv. 6,32:
Rispose loro Gesù: In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha
dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo,
quello vero.
Gv. 6,40: Questa infatti è la volontà del Padre mio, che
chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io
lo risusciterò nell'ultimo giorno).
Il
Figlio è Dio come lo è il Padre:
Gv. 1,1
In principio
era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Tra il
Padre e il Figlio c’è un rapporto particolare
(Gv. 5,22-23:
il Padre
infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al
Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.
Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. Oppure
Gv. 10,15:
come il Padre conosce me e io conosco il Padre).
Lo
Spirito Santo è Dio come lo sono il Padre e il Figlio,
perché è visto come persona separata dal Padre e dal Figlio, in
quanto ha una volontà propria (1Cor. 12,11:
Ma tutte
queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera,
distribuendole a ciascuno come vuole)
Lo
Spirito Santo ha un rapporto col Padre e con il Figlio
(Vedi soprattutto Gal. 4,6:
E che voi
siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri
cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!)
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
Le mie
pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono:
il rapporto con Gesù è di conoscenza (la verità della Sua
Persona divina) e di ascolto (riflessione sulla Sua Parola del
Vangelo)
Io do loro
la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà
dalla mia mano:
e conseguenza di questo rapporto è la vita eterna (= essere con
lui in questa vita e poi in paradiso). Gesù la spiega dicendo
che questa unione con Lui è per sempre, e senza pericoli (da
parte Sua, perché da parte nostra il pericolo dell’infedeltà è
sempre presente)
Il Padre
mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può
rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa
sola»:
la motivazione della fedeltà di Gesù è che è Figlio di un Padre
fedele in modo infinito, figliolanza particolare (solo per
analogia noi la chiamiamo così, ma è diversa dalla nostra
perché, mente il figlio umano è distinto dal genitore, Lui è una
cosa sola col Padre, cioè una sola natura)
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
§
ascolto
Gesù nel Vangelo e Lo seguo nelle scelte morali?
§
faccio in
modo di non farmi rapire dalle mani di Gesù (sono attento alle
tentazioni)?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Ascolto Gesù
che mi racconta la Sua intimità trinitaria, e resto il
contemplazione di questa realtà divina, tanto da riempire il mio
cuore di gioia per essere stato scelto a conoscerlo così
profondamente.
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a seguire Gesù nel Vangelo e nelle scelte quotidiane
Lectio Divina di venerdì 07 maggio - VI di Pasqua
Prima
parte: ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla
vita.
1.
LETTURA: Gv. 14,23-29
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola
in sé)
La pace
nelle culture e nel Vangelo:
la parola pace in tutte le culture ha come primo significato
quello di assenza di guerra. Con questo senso nella S.
Scrittura è presente più di 80 volte (un esempio:
1Re 2,33 …
su Davide e sulla sua discendenza, sul suo casato e sul suo
trono si riversi per sempre la pace da parte del Signore)
Ha poi il
significato di tranquillità di vita (vivere serenamente,
essere lasciato in pace). Con questo senso è presente anche
nell’Antico Testamento (un esempio tra i più di 150:
Es. 4,18
Mosè partì, tornò da Ietro suo suocero e gli disse: «Lascia che
io parta e torni dai miei fratelli che sono in Egitto, per
vedere se sono ancora vivi!». Ietro disse a Mosè: «Va' pure in
pace!»)
Nella
Parola di Dio acquista però un significato particolare:
nell’Antico Testamento è vista come dono del tempo Messianico
(per es. Is. 9,5:
Poiché un
bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue
spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere
ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace)
Gesù la
presente a come Suo proprio dono
(oltre che nel brano di oggi, vedi per es. Mt. 5,9:
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati
figli di Dio.
Gv. 16,33:
Vi ho detto
queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione
nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo)
e Paolo la presenta anche come dono dello Spirito (Gal.
5,22:
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace,
pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé)
3.
MEDITAZIONE PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola
oggi a me)
Gli rispose
Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo
amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui:
tutto il Vangelo è la rivelazione dell’amore di Dio per noi, in
Gesù. Ora Gesù aggiunge l’altra faccia della medaglia: noi siamo
invitati ad amare Lui. E presenta anche le conseguenze di
questo amore: una scelta di vita concreta a favore del Vangelo;
una presa di coscienza migliore dell’amore del Padre per noi, ed
il diventare Tempio della Trinità
Chi non mi
ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è
mia, ma del Padre che mi ha mandato: c’è anche possibilità di vivere l’opposto: non fare una scelta a
favore del Vangelo. E Gesù spiega che questa scelta è contro il
Padre, perché la Parola è Sua (Gesù è la Parola del Padre)
Queste
cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore,
lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli
v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho
detto: per aiutarci a credere, vivere ed avere questa vita della
Trinità in noi, ecco l’opera dello Spirito Santo, che ci
“ricorderà” la Parola detta da Gesù, cioè ci metterà in
condizione di capire con il cuore, con la vita, quanto Gesù ha
espresso a parole
Vi lascio
la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a
voi:
un’altra conseguenza dell’amore della Trinità per noi e
viceversa: la pace che Gesù ha portato. E’ un concetto nuovo,
non secondo il significato umano. Equivale di più a “pace del
cuore”, perché è una pace che si conquista con il combattimento
spirituale, e che non esclude il combattimento spirituale.
Non sia
turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi
ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste
che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve
l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi
crediate: il “cuore non turbato” è appunto quanto questa pace di
Gesù assicura. Gesù dice che sta per morire, ma che il nostro
cuore deve rimanere in pace perché Lui tornerà (la Resurrezione)
e poi salirà al Padre (visto come centro della Trinità, dunque
più grande del Figlio). La rivelazione di Gesù ha come scopo la
nostra fede, che vuole rinvigorire prima che accada il Mistero
Pasquale.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare
la Parola)
*
sono convinto di essere Tempio della Trinità, e vivo di
conseguenza?
*
cerco la pace di Gesù, o mi accontento di quella del mondo?
* il
mio cuore è turbato o sereno?
Seconda
parte: risposta autentica alla Parola.
5.
PREGHIERA COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un
po’ al Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa
meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
ascolto Gesù
che mi promette la Sua pace, e lascio che questa riempia il mio
cuore, in modo da vivere sempre in questa situazione
7. IMPEGNO
DI FARE SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare
alla luce della Parola)
Mi impegno
a vivere nella pace di Gesù, nella serenità del cuore, anche di
fronte ai problemi della vita
Lectio Divina di venerdì 21 maggio - Pentecoste
Prima parte:
ricerca attenta sulle Scritture, sulla Tradizione, sulla vita.
1. LETTURA:
Gv. 14,16-16 e 23b-26
2.
COMPRENSIONE DEL TESTO ALLA LUCE DEI BRANI PARALLELI DELLA
SCRITTURA
E DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA (Cosa dice la Parola in sé)
La Pentecoste
nella vita della Chiesa:
la Chiesa nasce con la Pentecoste, ed ha qui il suo nucleo propulsore.
Lo Spirito la rende viva e vitale, capace di attuare e testimoniare
quanto Gesù ha detto e fatto. Lo Spirito infatti:
insegna la
verità:
Gv. 16,13:
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità
tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito
e vi annunzierà le cose future
ci dona i
carismi per la vita della Chiesa:
1Cor. 12,1-11
Riguardo ai doni
dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza. Voi
sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare
verso gli idoli muti secondo l'impulso del momento. Ebbene, io vi
dichiaro: come nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può
dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non
sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi,
ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è
il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che
opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione
particolare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso
dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo
dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo
dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo
dell'unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono
della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un
altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle
lingue. Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le
opera, distribuendole a ciascuno come vuole.
dona la forza
dell’amore:
1Cor. 12,31-3,4seg.
Aspirate ai carismi
più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. La carità è
paziente, ….
Rom. 5,5: La
speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei
nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
ci fa vivere
una vita nuova (aiutandoci a vivere i Suoi frutti):
Gal. 5,18-22:
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più
sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note:
fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie,
inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie,
ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso,
come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il
frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé
Dello Spirito di
Dio si parla già nell’Antico Testamento, e nei profeti in modo molto
bello (per es. Is. 32,15:
Ma infine in noi sarà
infuso uno spirito dall'alto; allora il deserto diventerà un giardino e
il giardino sarà considerato una selva.
Oppure Ez.
2,2: Ciò detto, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi
e io ascoltai colui che mi parlava),
ma naturalmente non come Persona divina, bensì colo come Sua forza o Sua
presenza.
3. MEDITAZIONE
PER PERSONALIZZARE LA PAROLA (Cosa dice la Parola oggi a me)
Se mi amate,
osserverete i miei comandamenti:
per Gesù l’amore non è mai un sentimento, ma è un modo di essere, uno
stile di vita. È dunque un’adesione alla Persona di Gesù, vista come
nostro modello (sappiamo che “I comandamenti” di Gesù si riducono ad uno
solo, che non è un “comandamento” nel senso veterotestamentario, ma è un
modello di vita.
Io pregherò il
Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per
sempre:
Gesù se ne va fisicamente, ma sarà sempre tra noi nelle Sue presenze
(Vangelo – Sacramenti – fratelli), e ci dona anche lo Spirito perché sia
il nostro “consolatore”
Se uno mi ama,
osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e
prenderemo dimora presso di lui:
altra conseguenza dell’amore di Gesù per noi e del dono dello Spirito è
“l’inabitazione della Trinità”, la presenza reale della Trinità in noi
che ci fa persone nuove, membra della Trinità stessa e capaci dunque di
vivere “divinamente”
Chi non mi ama
non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del
Padre che mi ha mandato:
lo stesso concetto, espresso al negativo, ci fa comprendere come questa
accoglienza della Trinità in noi sia realmente una scelta di fondo,
dalla quale dipende il nostro essere o non essere Suoi discepoli.
Queste cose vi
ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo
che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi
ricorderà tutto ciò che io vi ho detto:
altra caratteristica dello Spirito che ci dona è quella d insegnarci la
verità, cioè di aiutarci a comprendere come la verità detta da Gesù
entri realmente nella nostra vita (è quanto nella Lectio Divina
cerchiamo di fare con la “contemplazione”, frutto dello Spirito che ci
aiuta a far passare la Parola dalla mente al cuore e poi nelle scelte
quotidiane.
4.
ILLUMINAZIONE DELLA VITA CON LA PAROLA (Cosa mi invita a fare la
Parola)
§
amo
Gesù in modo sentimentale o reale?
§
accolgo in me la Trinità, e mi sento Suo Tempio?
§
Vivo
con lo Spirito Santo il passaggio della Parola dalla mente al cuore e
poi alla vita?
Seconda parte:
risposta autentica alla Parola.
5. PREGHIERA
COME RISPOSTA AL SIGNORE (Cosa mi fa dire la Parola)
Parlo un po’ al
Signore, raccontandogli quanto ho capito in questa meditazione.
6.
CONTEMPLAZIONE DI DIO COL CUORE (Come gusto la Parola)
Immagino di ascoltare
personalmente Gesù che mio propone la Sua venuta in me, con il Padre e
lo Spirito Santo, se io li accolgo. Ed immagino la mia vita con la
Trinità, che agisce in me, prega in me, ama in me, fa ogni scelta
quotidiana in me… e gioisco di questa presenza e di questo cambiamento
radicale della mia vita.
7. IMPEGNO DI FARE
SCELTE IN CONFORMITA' ALLA PAROLA (Cosa decido di fare alla luce della
Parola)
Mi impegno a
convertirmi accogliendo in me la Trinità
La Via Crucis di venerdì 19 febbraio
Per vivere la “Vita nuova del risorto”, prendo la
croce con Gesù
1° STAZIONE:
LA CONDANNA DI GESÙ
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa saper affrontare la vita
con umiltà. Incontreremo sempre dei Barabba che ci passeranno
avanti: chi vive da risorto accetta anche l’umiliazione
2° STAZIONE:
GESÙ PRENDE LA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa saper prendere la croce
come ha fatto Lui, con coraggio. Viviamo infatti nella gioia
non perché non abbiamo problemi, ma nonostante i nostri problemi
3° STAZIONE:
GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa accogliere coloro che non
sanno affrontare la loro croce, e si sentono schiacciati dalla
depressione, dall’ansia, dalla paura…
4° STAZIONE:
GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa accettare gli aiuti che
Gesù ci lascia. Tra questi c’è Sua madre, presente nella nostra
vita come modello e come avvocata (collaboratrice nel pregare
per noi)
5° STAZIONE:
GESÙ E' AIUTATO DAL CIRENEO
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa saper prendere non solo la
nostra croce, ma anche accollarci quella degli altri, come ha
fatto Simeone.
6° STAZIONE:
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa saper riconoscere il volto
di Gesù nella nostra vita: saperlo vedere nei fratelli, negli
avvenimenti della vita, nelle ispirazioni che abbiano per
compiere il bene…
7° STAZIONE:
GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa saper essere vicini a
coloro che cadono mettendo al centro della loro vita l’egoismo.
Impariamo a non imitarli, e a testimoniare una vita di dono e di
amore
8° STAZIONE:
GESÙ INCONTRA LE PIE DONNE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa gioia ed ottimismo. Sul
male non si piange, ma si agisce. Davanti al male non ci si
abbatte, ma si prende la croce con Lui
9° STAZIONE:
GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa aiutare coloro che cadono
mettendo al centro della loro vita l’orgoglio. Impariamo a non
imitarli, e a testimoniare una vita di umiltà e disponibilità
all’attenzione agli altri
10° STAZIONE:
GESÙ SPOGLIATO DELLE VESTI
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa una vita nella libertà.
Impariamo a vedere la libertà come capacità di non essere
schiavi dei nostri difetti e dei nostri istinti
11° STAZIONE:
GESÙ VIENE INCHIODATO ALLA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa imparare ad amare come Lui
ama, fino al perdono
12° STAZIONE:
GESÙ MUORE SULLA CROCE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova,
che significa saper accogliere il Suo amore infinito, e
rispondere con il nostro amore più
grande possibile per Lui e per i fratelli
13° STAZIONE:
GESÙ VIENE DEPOSTO DALLA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa saper comprendere Gesù che
si offre nelle nostre mani. Lo accogliamo nell’Eucaristia, con
l’impegno di rispettare il Suo Corpo che viene in noi
14° STAZIONE:
GESÙ VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa acquisire la pazienza di
Gesù, che attende nel Sepolcro per entrare nei ritmi di
comprensione dei Su i discepoli
15° STAZIONE:
LA RESURREZIONE DI GESÙ
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo saper
vivere una vita nuova, che significa riempirci della certezza e
della fiducia che nasce dalla Sua Resurrezione
Via Crucis di venerdì 26 febbraio
Per far entrare
Gesù nelle mie scelte quotidiane, prendo la croce con Lui
1° STAZIONE: LA
CONDANNA DI GESÙ
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper accettare la nostra vita così com’è,
come Gesù ha accettato la volontà del Padre manifestata dalla condanna
di Pilato
2° STAZIONE: GESÙ
PRENDE LA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper accettare la croce quando non
possiamo toglierla dalla nostra vita
3° STAZIONE: GESÙ CADE
PER LA PRIMA VOLTA
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper aiutare coloro che cadono nella
tristezza, che non accettano la vita e la sognano diversa senza
impegnarsi giorno per giorno
4° STAZIONE: GESÙ
INCONTRA SUA MADRE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa fare come Maria, che è stata sempre attenta
alla volontà del Padre, nell’annunciazione, nella visita ad Elisabetta,
quando ha perso Gesù nel Tempio, a Cana, sotto la Croce…
5° STAZIONE: GESÙ E'
AIUTATO DAL CIRENEO
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper non solo accettare la nostra croce,
ma anche aiutare gli altri a portare la loro come ha fatto il Cireneo
6° STAZIONE: LA
VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa riconoscerlo quando passa nella nostra
vita, vedendo il Suo volto in noi e nei fratelli
7° STAZIONE: GESÙ CADE
PER LA SECONDA VOLTA
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper aiutare coloro che cadono nella
visione errata della vita, vista come puro divertimento egoistico
8° STAZIONE: GESÙ
INCONTRA LE PIE DONNE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper trovare l’ottimismo cristiano, che ci
aiuta a vedere i problemi, senza però lasciarci abbattere da essi, ma
anzi essendo pronti ad affrontarli con coraggio
9° STAZIONE: GESÙ CADE
PER LA TERZA VOLTA
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper aiutare coloro che cadono
nell’orgoglio spirituale di voler fare a meno di Dio, dando alla vita un
senso puramente personale
10° STAZIONE: GESÙ
SPOGLIATO DELLE VESTI
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa imparare a vivere nella libertà, vista come
il modo di scegliere sempre il bene, senza condizionamenti di istinti o
difetti
11° STAZIONE: GESÙ
VIENE INCHIODATO ALLA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper perdonare come Lui ha perdonato,
togliendo dalla nostra vita il peso di ogni astio o rancore verso ogni
persona
12° STAZIONE: GESÙ
MUORE SULLA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper donare tutta la nostra vita, così
come Gesù è morto per noi
13° STAZIONE: GESÙ
VIENE DEPOSTO DALLA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa accoglierlo nelle nostre braccia, nei
Sacramenti, così come Maria lo ha accolto nelle sue braccia quando è
stato deposto dalla croce
14° STAZIONE: GESÙ
VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare Gesù nelle scelte
quotidiane, il che significa saper imparare a vivere sempre nella
pazienza, attendendo i tempi degli altri, e non imponendo i nostri
15° STAZIONE: LA
RESURREZIONE DI GESÙ
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo far entrare
Gesù nelle
scelte
quotidiane, il che significa vivere la Pasqua in ogni azione, nella
gioia e
nella
fiducia.
Via Crucis venerdì 5 marzo 2010
Per riconoscere Gesù come Dio e Maestro,
prendo la croce con Lui
1° STAZIONE: LA CONDANNA DI GESÙ
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa imparare da Lui che insegna offrendoci la verità
assoluta, divina
2° STAZIONE: GESÙ PRENDE LA CROCE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa accettare la Croce, quando non possiamo toglierla,
perché Dio stesso ci ha fatto vedere che questa è la Sua strada
3° STAZIONE: GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa che dobbiamo essere attenti a non cadere nelle
tentazioni di mancanza di fede nella Sua Persona
4° STAZIONE: GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa accogliere gli insegnamenti di Sua madre, che lo ha
aiutato, come uomo, ad affrontare la vita, e che aiuterà anche
noi
5° STAZIONE: GESÙ E' AIUTATO DAL CIRENEO
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa saper prendere la croce anche dei fratelli, perché
dobbiamo imparare ad amare come Lui, Dio diventato uomo, ha
amato
6° STAZIONE: LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa che dobbiamo rispettare il Suo volto in noi, senza
macchiarlo con il peccato
7° STAZIONE: GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa che dobbiamo essere attenti a non cadere nelle
tentazioni di orgoglio spirituale, vivendo a modo nostro e non a
modo Suo
8° STAZIONE: GESÙ INCONTRA LE PIE DONNE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa trovare la gioia e la fiducia, perché Dio è con noi, è
vivo ed ha vinto anche la morte
9° STAZIONE: GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa che dobbiamo essere attenti a non cadere nelle
tentazioni del sincretismo, cercando dappertutto la salvezza che
invece ci viene solo da Lui
10° STAZIONE: GESÙ SPOGLIATO DELLE VESTI
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa saper vivere la libertà come ce la insegna il Maestro
divino, libertà dal peccato, dal male, dal non senso della vita
11° STAZIONE: GESÙ VIENE INCHIODATO ALLA CROCE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa imparare ad amare il nemico come Lui lo ha amato, fino
al perdono dei crocifissori e dei mandati, cioè dell’umanità
12° STAZIONE: GESÙ MUORE SULLA CROCE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, Dio che muore
per l’uomo e Maestro che insegna con la Sua morte che la vita è
un dono di amore
13° STAZIONE: GESÙ VIENE DEPOSTO DALLA CROCE
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, che si dona a
noi nei Sacramenti, che si mette nelle nostre mani, lasciandosi
fare ciò che vogliamo, pur di offrirsi a noi
14° STAZIONE: GESÙ VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, il che
significa saper attendere i Suoi tempi, i tempi della vita, come
Lui ha atteso i tempi del Padre per risorgere
15° STAZIONE: LA RESURREZIONE DI GESÙ
Per raggiungere la capacità di vivere da risorti
dobbiamo riconoscere Gesù come Dio e come Maestro, che vince la
morte e conseguentemente ci insegna la gioia della vita
La Via Crucis di venerdì 12 marzo
Per
accogliere l’Amore del Risorto, prendo la croce con Lui
1° STAZIONE:
LA CONDANNA DI GESÙ
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa aprire il nostro cuore
perché Lui, che ha dato la Sua vita per noi, ci riempia della
Sua vita
2° STAZIONE:
GESÙ PRENDE LA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa comprendere che anche la
croce diventa strada per l’amore, da quando Lui l’ha presa per
amore
3° STAZIONE:
GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa saper vincere la
tentazione di una vita nell’egoismo, pensando solo al proprio
bene, ai propri diritti, e non agli altri
4° STAZIONE:
GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa accettare i Suoi doni, tra
i quali c’è quello della Madre, lasciataci come modello e come
intercessore
5° STAZIONE:
GESÙ E' AIUTATO DAL CIRENEO
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa riempirci di Lui per amare
come Lui per primo ha amato, sapendo prendere la Croce degli
altri su di noi, come il Cireneo ha fatto con Lui, e Lui ha
fatto con tutti noi
6° STAZIONE:
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa accogliere la Sua persona
nella nostra vita, tanto da diventare Tempio della Trinità
7° STAZIONE:
GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa saper vincere la
tentazione di una vita vissuta nell’orgoglio, che ci porta a
credere dio essere il centro del mondo, e che tutto debba
gravitare intorno a noi
8° STAZIONE:
GESÙ INCONTRA LE PIE DONNE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa vivere nella gioia, e non
nel pessimismo e nelle lamentele
9° STAZIONE:
GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa saper vincere la
tentazione di una vita vissuta nell’apatia, senza impegni a
favore di qualcuno
10° STAZIONE:
GESÙ SPOGLIATO DELLE VESTI
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa aprire il nostro cuore
alla Sua libertà, quella vera, che ci dona in quanto uomini, e
ci insegna i quanto Suoi discepoli
11° STAZIONE:
GESÙ VIENE INCHIODATO ALLA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa andare oltre il non fare
del male, cosa che ogni brava persona è chiamata a fare, per
diventare capaci di giungere al perdono dei nemici
12° STAZIONE:
GESÙ MUORE SULLA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, che ci dona tutto se stesso. Apriamo il
nostro cuore a Lui per vivere sempre con Lui
13° STAZIONE:
GESÙ VIENE DEPOSTO DALLA CROCE
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, che si manifesta nei Sacramenti,
soprattutto nell’Eucaristia. Gesù viene nelle nostre mani, e
vuole restarci per sempre
14° STAZIONE:
GESÙ VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Per
raggiungere la capacità di vivere da risorti dobbiamo accogliere
l’amore del Risorto, il che significa saperlo attendere. I
discepoli non Lo attendevano perché non credevano nella
Resurrezione, A noi Gesù chiede d attendere che passi nella
nostra vita, pronti ad accoglierlo.
15° STAZIONE:
LA RESURREZIONE DI GESÙ
Per raggiungere la capacità di
vivere da risorti dobbiamo accogliere l’amore del Risorto, il
che significa crede nella Sua Resurrezione, saperne gioire e
metterla come base di tutta la nostra vita.
Via Crucis di venerdì 19 marzo 2010
Per imparare a
vivere in intimità col risorto, prendo la Croce con Lui
1° STAZIONE: LA
CONDANNA DI GESÙ
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa saperci riempire di Lui attraverso gli
strumenti che ci ha lasciato, per poter poi amare come Lui ha amato
2° STAZIONE: GESÙ
PRENDE LA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa che dobbiamo avere la Sua forza, che nasce dal
Battesimo, per prendere la croce quando si affaccia nella nostra vita
3° STAZIONE: GESÙ CADE
PER LA PRIMA VOLTA
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa che, come Lui ci alza dai nostri peccati
attraverso la Confessione, così dobbiamo imparare ad accogliere i
fratelli che sbagliano
4° STAZIONE: GESÙ
INCONTRA SUA MADRE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa vivere anche in intimità con Maria, che ci
insegna come vivere con Gesù, amarlo ed imitarlo
5° STAZIONE: GESÙ E'
AIUTATO DAL CIRENEO
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa avere la Sua forza, che ci dona
nell’Eucaristia, per prendere su di noi la croce dei fratelli
6° STAZIONE: LA
VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa che dobbiamo permettere a Cristi di vivere in
noi attraverso un incontro frequente e consapevole con l’Eucaristia
7° STAZIONE: GESÙ CADE
PER LA SECONDA VOLTA
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa che, come Lui ci alza dai nostri peccati
attraverso la Confessione, così dobbiamo imparare a non condannare chi
cade per motivi di incapacità o di cattiva educazione
8° STAZIONE: GESÙ
INCONTRA LE PIE DONNE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa trovare la gioia della vita, attraverso la Sua
Parola che ci illumina e ci toglie la paura
9° STAZIONE: GESÙ CADE
PER LA TERZA VOLTA
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa che, come Lui ci alza dai nostri peccati
attraverso la Confessione, così dobbiamo imparare a non giudicare, ma a
cercare di sollevare chi ci sembra che sbagli
10° STAZIONE: GESÙ
SPOGLIATO DELLE VESTI
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa trovare la libertà che ha vissuto Gesù, e che
ci dona attraverso la Confessione che ci libera dai peccati
11° STAZIONE: GESÙ
VIENE INCHIODATO ALLA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa imparare a perdonare come ha fatto Lui, e per
questo, abbiamo bisogno di averlo in noi, perché sia Lui che ama, e ciò
avviene attraverso l’Eucaristia
12° STAZIONE: GESÙ
MUORE SULLA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa donarci come Lui si è donato, aiutati dalla
Sua Parola che ci offre la strada per questa finalità
13° STAZIONE: GESÙ
VIENE DEPOSTO DALLA CROCE
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa accogliere Gesù, che si lascia a noi
nell’Eucaristia come si è abbandonato nelle mani di Maria
14° STAZIONE: GESÙ
VIENE DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, che oggi è in attesa dell’umanità nel Tabernacolo, come lo è
stato nel sepolcro. E desidera che ciascuno lo noi lo vada a trovare
spesso
15° STAZIONE: LA
RESURREZIONE DI GESÙ
Per raggiungere la
capacità di vivere da risorti dobbiamo imparare a vivere in intimità col
Risorto, il che significa credere nella Sua Resurrezione (Vangelo), e
viverla (Sacramenti)
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