Archivio documenti ed attività per  la
Spiritualità familiare

 

 

 

 13 - 23 ottobre 2012

Porgi l’altra guancia… Se tuo fratello sbaglia, ammoniscilo…

 

Matteo 5,38-42 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Matteo 18,15-17 Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.

 

Cosa dice questo brano?

Questa doppia citazione ci propone l’insegnamento integrale di Gesù su questo argomento. Il primo brano è molto conosciuto, ma rischia sempre di essere preso come un discorso simbolico, da non prendere alla lettera ma solo come esortazione generica ad un atteggiamento tollerante. Il brano invece non è un invito alla tolleranza (virtù umana), ma ad un nuovo atteggiamento radicalmente cristiano, per il quale decido di mettere il bene dell’altro al di sopra del mio. Questo “non opporsi” ma “porgere l’altra guancia” è per Gesù la radice della nostra morale sociale e del rinnovamento stesso della società, che passa dalla violenza alla ricerca del bene comune.

Il secondo brano sembra dirci l’opposto, ma se lo vediamo in tutto il contesto del Vangelo comprendiamo che è complementare al primo, perché mi invita sempre a cercare il bene dell’altro prima del mio, solo che in questo caso mi invita a cercarlo facendo notare a chi sbaglia il suo errore. È chiaro che non posso usare ambedue i metodi nella stessa occasione: quale scelgo allora? La scelta non è lasciata al caso, ma ha un criterio ben preciso, sempre nell’insegnamento di Gesù (“Amatevi come io ho amato voi”, cioè metti il bene dell’altro al di sopra del tuo): scelgo perciò quello che è il tuo bene. Perciò se ti serve che io taccia, perché è inutile parlare e farti notare l’errore, taccio e porgo l’altra guancia; se ti serve un rimprovero per poter migliorare, ti offro il mio rimprovero, non per sfogarmi, ma per aiutarti.

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Questo equilibrio insegnato da Gesù riguarda tutti i rapporti umani, perciò anche quelli di coppia. Non mancano nella vita matrimoniale dei momenti di attrito, e sapere come reagire cristianamente è utile per dare alla vita quotidiana questo tocco di spiritualità anche nella banalità di ogni giorno. Vediamo allora qualche proposta concreta per le coppie:

§         intanto quella di saper leggere la Parola di Dio come “Parola di Dio”, e non come pia esortazione da interpretare come si vuole

§         poi l’invito a mettere sempre il bene dell’altro come prima opzione di scelta. Il mio bene non è escluso, ma nella giusta gerarchia dei valori viene dopo quello del coniuge o dei figli

§         è importante la capacità di “rimproverare”, cosa non facile, perché in genere abbiamo l’istinto di farlo con ira. Ma l’ira ha la conseguenza di fa mettere l’altro sulla difensiva, e rende perciò inutile, o almeno meno utile, il rimprovero. Questo invece va offerto in un momento tranquillo, con calma e con amore, come dono per aiutarlo umilmente a cambiare un errore

§         è difficile, ma fondamentale, infine, la capacità di scegliere tra i due metodi secondo il bene dell’altro e non il mio

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio:

§         mi sembra di saper mettere il bene del coniuge al di sopra del mio? Mi sembra che li mio coniuge faccia altrettanto? Confrontiamoci su questo punto

§         so “rimproverarti” in modo costruttivo, o senti in me solo reazioni ostili e piene di ira?

 

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Nella nostra vita matrimoniale sappiamo cercare insieme la verità della Parola di Dio, o cerchiamo le nostre risposte personali o di coppia al di fuori di questo cammino proposto dal Signore?

§         Accetto questa “gerarchia dei valori” che Gesù propone, oppure preferisco quella istintiva (prima il mio bene, poi tutto il resto)?

§         Qual è la difficoltà principale che scopro in famiglia nel cercare il bene del coniuge prima del mio?

§         Quali difficoltà ci sono nel vivere la correzione fraterna nella vita di coppia?

 

 

 

17 novembre - 18 dicembre 2012

Avevo fame, mi hai dato da mangiare…

 

Matteo 25,34-40  Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

 

Cosa dice questo brano?

Per Gesù l’amore ha delle caratteristiche ben precise, che non lo fanno assomigliare a quello puramente umano, ma lo rendono unico e “divino”.

Anzitutto è concreto, non puro sentimento (mai Gesù ci parla di amore sentimentale, pur non negandolo), perché il sentimento rende l’amore bello, ma legato al tempo (finché mi va) e legato allo spazio (con chi mi va). Gesù invece mi chiama ad amare tutti e sempre, con le azioni e non solo con le emozioni.

Mi chiama poi soprattutto a vedere Lui stesso in ogni persona. Il nostro amore allora non è pura filantropia, ma è scelta cristiana, perché sappiamo di amare Cristo realmente presente in quella persona che ho davanti.

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Questo brano insegna qualche cosa di bello anche alle coppie che vogliono amarsi in modo cristiano:

§         nella coppia naturalmente ci deve anche essere il sentimento (in greco: eros). Questo amore coniugale, che è unico e straordinario nella creazione, rende gioiosa la vita di coppia, che senza di esso sarebbe una tortura. Il sentimento però non può esser tutto, perché una coppia che si ama solo sentimentalmente è ancora allo stadio dell’innamoramento, dell’infatuazione iniziale, e non è nel dono di sé che è invece frutto dell’amore maturo

§         ecco allora il bisogno di concretizzare questo amore anche con delle azioni che vanno oltre il sentimento, ma che sono scelte di vita quotidiane: ti posso fare un atto di amore (di servizio) anche se non mi va, posso cercare il tuo bene anche se avrei tanta voglia di cercare il mio soltanto, o almeno il mio prima del tuo

§         ci insegna poi la novità più bella, come conseguenza di questo insegnamento morale: Gesù è personalmente presente nel mio coniuge, dunque il mio amore per lui/lei è amore per Gesù, ogni atto di amore coniugale è un dono al Signore, è un gesto di preghiera.

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio:

§         Abbiamo ancora vivo tra noi il sentimento che ci ha portati al Matrimonio? Sappiamo però amarci anche oltre il sentimento, amarci nei momenti nei quali non “sentiamo” affetto, per motivi di stanchezza, di divergenze di idee…?

§         So vedere Gesù nel mio coniuge? Mi accorgo che il mio coniuge sa vedere Gesù in me?  Confrontatevi su questo punto…

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Cosa penso della distinzione tra innamoramento ed amore?  Tra amore sentimentale (eros) ed amore per scelta (agàpe)?

§         Come giudico l’insegnamento di Gesù che mi invita a vedere Lui in ogni persona, perciò anche nel coniuge: un modo di dire simbolico; un modo di esprimersi sorpassato; una realtà di fede che può cambiare la mia vita…?

§         Nella nostra coppia sentiamo questo amore nuovo, realmente Cristiano?

 

 

 

 

19 - 29 gennaio 2013

Un uomo doveva al padrone 10.000 talenti

 

Matteo 18,23-35  il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

 

 

Cosa dice questo brano?

Una parabola chiara e severa, che ci invita a comprendere cosa è il perdono, e come lo si debba vivere coerentemente.  Alla base c’è l’insegnamento di Gesù, l’amore per il nemico che arriva fino al perdono. E con questa parabola ci insegna anche la motivazione per cui il perdono diventa comprensibile come realtà logica, naturale: perché a me è stato perdonato molto di più!  Le cifre che Gesù propone sono assurde (il rapporto tra miliardi di Euro e 100 Euro), proprio per indicarci la comprensione dell’amore infinito del Padre, che mi accoglie nonostante il fatto che io abbia ucciso Suo figlio (Gesù non sarebbe morto se io non avessi peccato) e la piccolezza della mia incapacità di perdonare, perché penso di essere così importante che nessuno possa offendermi.  Il perdono è una costruzione di amore sulle fondamenta dell’umiltà, perché solo se sono umile riconosco me steso per quello che sono: non il centro del mondo, che nessuno può offendere, e se qualcuno la fa è degno di essere schiacciato; ma un figlio amato e perdonato, che gioisce nel condividere lo stesso amore e lo stesso perdono.

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Come in ogni rapporto umano, anche nelle coppie di sposi può succedere una divergenza di idee, una discussione su modi diversi di vedere delle realtà di vita; oppure anche dei momenti di stanchezza o debolezza che spingono a fare cose che offendono o colpiscono l’altro. In queste circostanze entra in gioco l’insegnamento più grande di Gesù, quello sul perdono, e questa parabola ci può dare delle indicazioni interessanti.

§         Nella coppia devo saper guardare ai lati positivi dell’altro, in particolare a tutte le volte che ha dovuto “perdonarmi”, “sopportarmi”… in modo che poi non farò difficoltà a dovere “perdonare” o “sopportare” a mia volta

§         Devo poi saper guardare con equilibrio al peso delle realtà quotidiane. Se faccio un serio esame di coscienza sulle ultime divergenze avute, quasi sicuramente scopro che hanno riguardato delle realtà marginali, non fondamentali della vita. Partendo da questa constatazione, posso chiedermi: ma vale la pena sprecare tante energie in litigi, nella conseguente ricerca della pace, nel perdono reciproco, quando potremmo usarle per fare del bene in altro modo?

§         L’umiltà è alla base anche della vita di coppia. Finché io mi metterò in cima alla lista della gerarchia dei valori la mia visione della coppia e della famiglia sarà falsata, e non riuscirò a costruire la verità dei nostri rapporti

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio:

§         faccio una carrellata di occasioni nelle quali tu hai dovuto “perdonarmi” e “sopportarmi”, mentre tu fai la stessa riflessione. Poi ci scambiamo i risultati di questa ricerca, in modo da vederci con occhi nuovi, non di accusa, ma di scoperta di un grande amore ricevuto

§         faccio una carrellata sulle ultime divergenze avute, mentre tu fai lo stesso. Poi ci scambiamo i risultati di questa ricerca, in modo da vederle nella loro giusta valenza, senza falsificare la realtà

§         mi chiedo qual è sinceramente il mio posto e qual è il tuo, nella mia gerarchia dei valori, mentre tu fai lo stesso. Poi ci scambiamo i risultati di questa ricerca, in modo da capire come stiamo vivendo l’umiltà nella nostra vita di coppia

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Qual è la principale difficoltà nel saper vedere come l’altro mi ama, mi perdona, mi sopporta?

§         Quali sono le cause principali delle divergenze in una coppia. Vale la pena dar loro molto peso, o si potrebbe minimizzarle, e vivere più serenamente?

§         Quali sono le difficoltà per creare la giusta gerarchia dei valori nella coppia: naturalmente Dio al primo posto, poi tu, poi i figli, poi tutti gli altri (anzitutto i genitori), infine io?

 

 

 

 

 

 

23 - 26 febbraio 2013 

… pregare sempre, senza stancarsi

 

Luca 18,1-8 Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

Cosa dice questo brano?

Luca dice chiaramente “pregare sempre, senza stancarsi”. È possibile umanamente pregare così?  Per comprendere questa affermazione possiamo pensare alla differenza tra “pensare in modo conscio” e “amare interiormente” una persona. Se uno ha un figlio, lo ama sempre, ma non lo pensa sempre, perché questo sarebbe impossibile.  Lo stesso vale per il nostro rapporto con il Signore. Se siamo Suoi discepoli lo amiamo sempre, siamo sempre in contatto intimo con Lui, ma ciò non significa che dobbiamo sempre “parlare” con Lui. 

Questa “preghiera continua”  è perciò il nostro stato d’animo di unione continua con Lui. Un cristiano laico non è chiamato a pregare molto, ma è chiamato a portare Gesù in tutte le attività della sua vita (famiglia, lavoro, società). Per farlo deve:

§         ogni giorno pregare un po’, ascoltando il Vangelo e chiedendosi come può illuminare la sua giornata

§         ricordare brevemente il Signore ogni tanto, per vivere con Lui quell’azione, in modo che tutto diventi preghiera, cioè intimità con Lui.

Se siamo uniti così al Signore, siamo certi che “ci farà giustizia prontamente”, cioè ci renderà “giusti” (= santi), e lo farà “prontamente”, cioè quella stessa nostra azione sarà vissuta santamente.

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Questo stile cristiano di preghiera e di vita è da vivere anche nella famiglia. Possiamo allora trovare questi spunti per la nostra spiritualità di coppia:

§         cerchiamo di “pregare in coppia”, anche se è difficile, soprattutto iniziare, “senza stancarci”. Non ci arrendiamo di fronte alle difficoltà (trovare il tempo, sentire il pudore di mostrare le nostre riflessioni più intime, pensare che non serva a nulla…)

§         facciamo in modo che tutte a la vita familiare diventi preghiera, lasciando che ogni giorno ci sia la preghiera, almeno personale, e che ogni azione, anche la più banale, sia offerta al Signore come momento di crescita nella santità

§         impariamo a testimoniare la preghiera, soprattutto ai figli. Non devono vedere in noi un esempio “bigotto”, di preghiere con formule, pesanti e ripetitive, ma di ascolto, di illuminazione della vita con la Sua Parola, di riflessione comune per capire qual è il bene mio e soprattutto nostro…

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio:

§         siamo riusciti fin ora qualche volta a pregare in coppia? Quali difficoltà troviamo nel farlo? (Se non lo abbiamo mai fatto, quali difficoltà ci distolgono dall’iniziare?)

§         so vivere ogni azione con il Signore e per Lui, iniziandola con una brevissima preghiera di offerta?

§         So dare una testimonianza di preghiera matura, o sono ancora ad uno stadio infantile (le formule)? Mi confronto col coniuge per comprendere come può avvenire questa crescita anche nella coppia

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Mi sembra di avere le idee chiare sulla preghiera laicale (mirata a rendere santa la vita di ogni giorno)? E sulla preghiera “adulta” (ascolto, e poche parole)?

§         Ritengo la preghiera di coppia utile, oppure la vedo come un opzional secondario nella vita familiare?

§         Quali sono le difficoltà che vedo per vivere la preghiera in coppia?

§         Ritengo che si possa testimoniare una vita di preghiera matura, oppure è una cosa del tutto personale, che non si può presentare agli altri né si può imitare?

 

 

 

 

16 - 19 marzo 2013

Due uomini salirono al Tempio…

 

Luca 18,10-14 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

 

Cosa dice questo brano?

Una parabola che spiega bene gli insegnamenti di Gesù sull’umiltà. Questa ha due caratteristiche:

§         davanti a Dio: mi vedo come debitore, perché Lui mi ha dato l’infinito, e non come creditore, pensando che le mie buone azioni mi abbiano guadagnato dei meriti

§         davanti al prossimo: mi vedo per quello che sono, cioè un figlio che ha ricevuto dal Padre tutto quello che ha, e dunque non è né migliore né peggiore degli altri, ma è se stesso.

L’umiltà, dopo l’amore, è la virtù sulla quale Gesù si sofferma di più, perché sappiamo che egoismo ed orgoglio sono le due radici del male, che tutti abbiamo nel cuore e per vincere le quali Dio diventa uomo e ci propone la strada da seguire

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Anche nella vita di coppia è fondamentale l’umiltà per costruire un rapporto costruttivo ed equilibrato:

§         anzitutto deve essere cercato l’equilibrio: l’umiltà non è perciò considerarsi una nullità (è un’offesa a Dio che mi ha donato le doti che ho), né significa annullarsi di fronte all’altro (perché se mi annullo non posso più farti del bene)

§         è invece mettersi di fronte all’altro alla pari, ma con lo spirito di servizio che Gesù propone (proprio perché valgo, ti servo)

§         “sottomettersi” all’altro significa allora essere capace di capire le sue esigenze, ed andargli incontro senza pensare al proprio tornaconto, perché l’amore e l’umiltà prevedono questo atteggiamento

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio:

Chiedetevi l’un l’altro:

§         ti pare che sia orgoglioso/a nel mio rapporto con te? Ti pare che cada all’eccesso opposto, annullandomi per te (o per i figli)?

§         Ti rendo conto che io sono al tuo servizio, o percepisci che metto prima il bene, e poi il tuo? Pensi che abbiamo capito il vero senso dell’invito di Paolo “siate sottomessi gli uni agli altri nel Signore”?

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Quali sono le difficoltà maggiori per vivere l’umiltà nella coppia (paura di essere schiacciati, paura che dando un dito si prenda il braccio, pudore di farsi vedere “troppo buoni…)?

§         Come percepisco l’invito di Paolo alla “sottomissione reciproca”?

§         Penso che l’umiltà sia debolezza? Penso che il servizio sia prevalentemente femminile?

 

 

 

 

13 - 16 aprile 2013 

… e li mandò a due a due …

 

Luca 10,1-9 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.

 

Cosa dice questo brano?

È l’invito alla missione degli Apostoli, valida però anche per ogni discepolo di Gesù. Gesù dà delle indicazioni concrete, che specificano la realtà di fondo: tutti siamo chiamati alla missione di portare il messaggio di amore ai fratelli. Vediamo le indicazioni:

§         li manda a due a due: perché due è l’inizio della comunità. Prima di parlare, bisogna testimoniare, e poiché “da questo sapranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri”, la prima testimonianza è vivere bene la vita comune

§         li invita pregare: perché l’umiltà è la base della testimonianza. Se penso che sono io il soggetto che salva l’umanità, sarò sempre orgoglioso; se prego e chiedo al Signore di salvare l’umanità, mi sentirò uno strumento

§         ci manda nella mitezza, perché non è la violenza che salva, ma l’amore del Signore (è lo stile del discepolo, ricordando che mille agnelli insieme non mangeranno mai un lupo)

§         ci manda nella povertà dei mezzi: un altro stile del discepolo, perché non sono i mezzi a disposizione che salvano il mondo, ma solo la chiarezza della testimonianza e della parola

§         ci invita a curare il male (peccato, egoismo) e a predicare la verità (la Sua presenza nell’umanità)

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Questo brano è per ogni cristiano, ed anche per le coppie, perché tutti siamo in missione evangelizzatrice, e le famiglie hanno un ruolo fondamentale:

§         anzitutto si è già in coppia, per testimoniare questo amore che Gesù insegna. La famiglia di natura dona questa testimonianza

§         è chiamata poi a testimoniare questo amore tra le altre famiglie. I primi missionari dell’amore familiare sono gli sposi stessi che lo vivono

§         la famiglia è chiamata a pregare per le altre famiglie, è chiamata poi a presentare ogni vocazione ai propri figli, perché la parola di Gesù possa essere diffusa pienamente

§         è chiamata a vivere la mitezza, la testimonianza di amore che perdona, che è umile, che mette l’altro al primo posto (tutto quello che abbiamo meditato nelle riflessioni precedenti)

§         è chiamata a curare il male, anzitutto nel proprio intimo, e poi con la propria testimonianza anche nelle alte famiglie

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio:

§         Tutta la nostra vita, e perciò anche la nostra “missione” è da vivere in coppia. Chi ci vede trova in noi un modello di questo amore che Gesù insegna?

§         Siamo capaci di essere missionari tra le altre coppia, soprattutto di essere vivici alle coppie in difficoltà?

§         Il nostro amore reciproco è basato anche sulla capacità di perdono? La nostra attenzione agli altri è basata sull’accoglienza di ciascuno anche con i propri limiti e con le proprie difficoltà relazionali?

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Siamo mandati “due a due”: quali difficoltà nel vivere come coppia la “missione cristiana”?

§         Vediamo difficile aiutare le altre coppie a vivere un cammino di fede? A trovare il vero amore nel dono reciproco? A superare i loro momenti difficili?

§         Ci sembra possibile oggi aiutare io figli a scoprire la propria vocazione (il progetto di Dio) aperti ad ogni proposta del Signore?

§         Cosa pensiamo della mitezza? È un aspetto condivisibile in questo mondo?

 

 

 

04 - 07 maggio 2013

Va, vendi tutto quello che hai…

 

Marco 10,17-22  Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».

Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

 

Cosa dice questo brano?

Un brano “vocazionale”, da leggersi perciò letteralmente all’interno delle persone chiamate a vivere i “Consigli Evangelici” e spiritualmente dalle altre persone.  Per capirlo dobbiamo vederlo ben diviso in due parti: la prima risponde alla domanda “Cosa devo fare per avere la vita eterna?”. La seconda invece alla proposta “Una cosa sola ti manca… (sottinteso: per la perfezione)”.  La prima parte riguarda ogni persona, perché tutti siamo chiamati alla vita eterna (gioia del Paradiso). La strada per raggiungerla è quella dei Comandamenti, cioè di essere “brave persone”. Quest’uomo, che ha sempre osservato i comandamenti, avrà certamente conseguito la vita eterna. Però non basta, perché Dio non è diventato uomo per chiamarci ad essere brave persone (lo si può essere senza di Lui), ma ad essere perfetti. E la perfezione è nel seguire il progetto di Dio su di noi. Per quest’uomo il progetto di Dio era farne un Apostolo, un Suo discepolo stretto. La condizione è il distacco dai beni terreni, che potrebbero distoglierlo dalla meta (cosa successa per esempio in Giuda). E lui non accetta perché la sua scelta è a favore dei beni terreni; la conseguenza non è la mancanza di vita eterna (per la quale basta osservare i comandamenti) ma è la non autorealizzazione (dunque la tristezza, la delusione di una vita inconsistente).

 

Cosa dice questo brano alle coppie?

Anche nella vita di coppia dobbiamo tenere chiara la distinzione in due parti del brano: è naturale che siamo chiamati come tutti alla vita eterna, perciò anzitutto dobbiamo osservare i comandamenti, essere brave persone. Il punto centrale però è quello vocazionale:

§         la coppia è chiamata a vivere il proprio dono di amore, seguendo la propria vocazione “laicale”, perciò non è chiamata a rinunciare ai beni terreni,

§         è chiamata invece a portare Dio nella propria famiglia, attraverso il dono di amore e la vita comune

§         è chiamata a essere missionaria tra le alte famiglie

§         in essa ambedue gli sposi sono chiamati a superare l’egoismo istintivo che fa mettere se stessi al di sopra di tutto, ed invece a mettere l’altro al primo posto della propria gerarchia dei valori

 

Cosa dice questo brano alla nostra coppia?

Questa parte è solo per il dialogo in coppia, per avere un’opportunità di confronto costruttivo alla luce della Parola di Dio. Chiediamoci:

§         ho chiaro il senso vocazionale della vita matrimoniale? Confronto la mia idea con il coniuge

§         so portare Dio nella mia famiglia, attraverso il mio dono di amore, attraverso la preghiera personale e di coppia…?

§         So vivere la missione verso le altre famiglie come risposta ad una precisa vocazione del Signore, che ci chiama ad essere “famiglia aperta” a tutta la società?

 

Domande per il dialogo in gruppo

§         Quali difficoltà vedo nel comprendere e nel vivere la vita come risposta ad una vocazione?

§         Il Concilio Vaticano II ci insegna che la vocazione laicale consiste nel portare Dio al mondo ed il mondo a Dio. Come vedo possibile portare Dio nella mia famiglia?

§         E come si può collaborare a portarlo nella altre famiglie?

 

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Ultimo aggiornamento: 20-02-14